Profughi negli alberghi? Il no di Zaia

VENEZIA. L’emergenza profughi non trova d’accordo il Governatore Luca Zaia e il prefetto di Venezia, Domenico Cuttaia.
A scatenare il botta e risposta sono state le dichiarazioni del prefetto che, in una nota informativa sull’arrivo, ieri, di altri 180 profughi in regione, ha spiegato che «i migranti fanno parte di un contingente di 440 persone, determinato sulla base di una ripartizione tra le regioni. La sistemazione degli altri 260 migranti appare piuttosto problematica», si legge nella nota, «anche a causa della mancata individuazione di un centro di smistamento. Al fine di fronteggiare la situazione» il prefetto di Venezia si rivolge a Federalberghi «per acquisire l’eventuale disponibilità di strutture ricettive di modeste dimensioni e di categoria medio-bassa, sottolineando come la corresponsione pro-capite di 35 euro al giorno potrebbe compensare gli operatori del settore della stagione turistica non propriamente brillante a causa del maltempo».
«Valuteremo la proposta del prefetto», si è limitato a dire Walter De Cassan, presidente degli albergatori bellunesi.
Immediata e dura, però, è arrivata la replica di Zaia. «Il turismo non si aiuta in questo modo: se il governo vuole supportare la crisi di un settore strategico dell’economia veneta e nazionale (70 milioni di presenze, 17 miliardi di fatturato) vari lo stato di crisi per tutta l’industria turistica».
Il governatore ha poi aggiunto: «Quanto ai 35 euro, trovo scandaloso che la somma per il sostentamento dei profughi venga erogata nel nostro paese e non nei paesi di provenienza, dove 35 euro sono spesso sostentamento per un’intera famiglia, attraverso una saggia e lungimirante politica di cooperazione internazionale. Io resto sempre del mio avviso: aiutiamoli a casa loro, non facciamogli trovare una seconda Africa dopo quella che hanno abbandonato per disperazione».
Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi








