Ex Ceramica, nuove nubi sul futuro

TRICHIANA. Salta la vendita dello stabilimento di Orcenico dell’Ideal Standard. Gli investitori internazionali tedeschi, russi e brasiliani hanno deciso di rinunciare. E questo non fa altro che incrementare i timori sul futuro dello stabilimento di Trichiana: i sindacati e il sindaco Cavallet si dicono preoccupati.
La notizia del ritiro dell’offerta di acquisto è stata data ieri da Stefano Boccalon, l’imprenditore veneto che stava facendo da intermediario tra la multinazionale e la compagine di investitori. Le cause andrebbero ricercate nel fatto che «gli investimenti richiesti per efficientare lo stabilimento e coprire le perdite, almeno per il primo triennio, avrebbe avuto un ritorno non compatibile con il piano di subentro ipotizzato», ha spiegato Boccalon.
«È una notizia negativa non solo per i lavoratori friulani, ma anche per quelli bellunesi perché la vendita di Orcenico era un elemento su cui puntavamo per portare a normalità una situazione ancora in stand by e concludere il piano presentato a luglio dell’anno scorso dall’azienda», esordisce Nicola Brancher, segretario della Femca Cisl che manifesta le sue preoccupazioni: «Interrompere il percorso in questa fase non agevola nemmeno le cose che si devono fare per Trichiana e apre scenari da verificare. Stiamo chiedendo da tempo che la gestione della vertenza di Ideal Standard sia proseguita al ministero. Questo ritardo quindi, rischia di spostare più in là il piano di rilancio della fabbrica bellunese perché senza volumi, non siamo più appetibili per produrre tutta una serie di prodotti». E se dalla multinazionale fanno sapere che la mancata vendita non inficia il piano che continuerà con la chiusura di Orcenico salvando Trichiana e Roccasecca, dall’altro però i sindacati non sono tranquilli. «Bisogna iniziare a portare subito qui i volumi e nel contempo bisogna costruire l’alternativa per Orcenico. Altrimenti rischiamo di rimanere al guado: i volumi non ci sono, il mercato è in crisi, e intanto però la società continua a produrre in Bulgaria. Perché non si è iniziato a fare posto nella fabbrica bellunese per far arrivare i nuovi macchinari? Il 30 aprile scade la cassa in deroga e se non si vende significa che bisogna chiedere altri tre mesi, dilatando la vera partenza della produzione. Insomma, qui non c’è da stare tranquilli. Proprio l’altro ieri abbiamo avuto un incontro con il direttore commerciale che ci ha parlato di un mercato in ulteriore calo, Se l’azienda lanciasse dei segnali si capirebbe dove si intende andare. Ci facciano arrivare i macchinari».
«Dispiace questa retromarcia perché non solo si poteva dare uno spiraglio per i 416 lavoratori di Orcenico, ma anche si poteva velocizzare l’iter di riassetto della compagnia italiana. Dobbiamo riallineare la produzione», dice anche l’rsu della Filctem Cgil, Gianni Segat. Preoccupato anche il sindaco Giorgio Cavallet che la definisce una «pessima notizia. Complica l’iter fissato, perciò è necessario avere maggiori garanzie su volumi e tempi del riavvio. Dispiace per Orcenico, ma ribadiamo la necessità di avere un incontro a Roma per chiarire il nostro destino».
Paola Dall’Anese
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