Si ammalò per l’amianto condannato il titolare

Mosè Viola riconosciuto responsabile di lesioni personali colpose gravi per il mesotelioma diagnosticato a un dipendente. Deve pagare 200 mila euro
Di Irene Aliprandi
BARSOTTI - RACCOLTA AMIANTO LUNGARGINE DONATI.
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BELLUNO. Sei mesi e 200 mila euro di provvisionale immediatamente esecutiva per non aver tutelato un proprio dipendente dai rischi dell’amianto. È stato condannato per l’accusa di lesioni personali colpose gravi, Mosè Viola, classe 1930, titolare di una impresa edile di Visome sede di lavoro di P.R. 79enne di Cirvoi. Nel 2009 l’operaio, parte civile con l’avvocato Gino Sperandio, si ammalò di mesotelioma, un tumore ai polmoni particolarmente cattivo perché può rimanere silente dai 15 ai 40 anni, ma nel momento in cui si manifesta è già incurabile.

La medicina, la giurisprudenza e i consulenti chiamati a testimoniare durante il processo indicano come causa del mesotelioma (come di altri tumori) l’esposizione alla polvere di amianto e ci fu un solo periodo nella vita di P.R. in cui questo avvenne. Si tratta di due anni circa, dal 1981 al 1983, durante i quali la parte civile fu impiegata nell’appalto vinto dalla ditta di Viola, che realizzò una condotta fognaria a Belluno, nella zona di via Mares. La fognatura doveva avere dei pozzetti di ispezione ogni 30 metri e in molti casi, per praticità, i tubi nei pozzetti venivano tagliati.

Il problema è che quei tubi, negli anni ’80, erano ancora realizzati con cemento-amianto e, nel tagliarli, si produceva una grande quantità di polvere di amianto.

P.R. non usava nessuna protezione: non sapeva nemmeno se in azienda c’erano delle mascherine che comunque non sarebbero bastate e nessuno lo aveva avvisato che stava facendo un lavoro molto pericoloso per la sua salute.

Ieri il giudice Antonella Coniglio ha ascoltato la parte civile e il figlio dell’imputato, per molti anni impiegato nell’impresa di famiglia (Mosè Viola è assistito dall’avvocato Pierluigi Cesa) e nelle loro testimonianze la versione dei fatti è uscita sostanzialmente confermata.

Nelle sue conclusioni il pm Sandra Rossi ha sottolineato le altissime probabilità che la parte civile si sia ammalata per quel lavoro, considerando quanto raccolto durante il processo come probante della responsabilità dell’imputato, e ha chiesto la condanna a un anno. L’avvocato Sperandio ha ricostruito la legislazione sull’amianto, considerato pericoloso fin dal 1943, data della prima legge in cui veniva citato, passando per il 1966 con la prima legge sulla sicurezza dei posti di lavoro, fino al 1992, quando l’amianto fu messo al bando. Negli anni ottanta, dunque, i rischi erano già abbondantemente noti; fatto contestato dall’avvocato Cesa. Il giudice Antonella Coniglio, dopo breve camera di consiglio, ha deciso per la condanna e tra 30 giorni depositerà le motivazioni.

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