L’antenna preoccupa ma l’asilo non chiuderà

Il parroco di Pedavena don Ivano Brambilla: «L’Arpav monitorerà le emissioni» Sembra rientrata anche la protesta dei genitori degli 83 bambini

PEDAVENA. La salute dei bambini prima di tutto. L'antenna Telecom di via Roma non preoccupa solo i cittadini che abitano nel circondario, i proprietari dei lotti e degli edifici deprezzati o i frequentatori della biblioteca e del municipio. Preoccupa soprattutto i genitori degli 83 bambini iscritti all'asilo Ai caduti, che si trova a qualche centinaio di metri dal telemostro. In un primo momento don Ivano Brambilla, parroco di Pedavena e gestore della struttura, aveva pensato alla chiusura, un'azione forte che non voleva essere solo dimostrativa, ma che doveva servire prima di tutto a tutelare la salute dei più piccoli. Con l'arrivo della Bu33 diversi genitori avevano minacciato di trasferire i loro figli in altre scuole dell'infanzia.

La rimostranza però si è presto placata: «La questione è semplice: le antenne sono dappertutto», afferma don Ivano sconcertato, «quindi spostare un bambino da una struttura all'altra o chiudere l'asilo di Pedavena non avrebbe risolto il problema. Io posso avere i miei dubbi sulla nocività delle onde elettromagnetiche, ma non ho in mano le prove che mi permettano di avvalorare questa tesi. Questo non significa che io sia favorevole alla presenza dell'antenna: è decisamente brutta vista da ogni angolo di Pedavena. Piuttosto aprirei una parentesi più ampia: questi strumenti elettronici hanno cambiato il nostro modo di vivere la vita e le relazioni», riflette il parroco, «penso che sia arrivato il momento di chiederci se una cosa sia giusto farla o no».

È una questione di priorità: «Siamo abituati a chiedere e a volere una serie di servizi e comodità, nel nome dei quali abbiamo sacrificato il nostro territorio e la qualità della nostra vita. Il 60 per cento dei bambini che frequentano la quinta elementare ha già un telefonino. Se sono questi i dati da commentare, sarà difficile combattere il problema con una singola azione».

Appoggiati sul tavolo di fronte al prete ci sono il suo tablet e il suo smartphone: «Penso che il comitato No Antenne possa cogliere questa occasione come spunto di riflessione sul mondo che vogliamo offrire ai nostri figli». E lancia una proposta: «Se sarà necessario, sono disposto ad astenermi dall'uso di questi dispositivi finché sarà necessario». In merito ai volantini minatori circolati in questi giorni contro il proprietario del terreno su cui la Telecom ha potuto erigere il suo ripetitore, don Ivano si professa critico: «Questa battaglia deve svolgersi in modo civile, senza attacchi alle persone e alla loro dignità. Sono tutti miei parrocchiani, sia coloro che hanno reso possibile questa situazione, sia coloro che stanno protestando». A breve nel cortile della biblioteca sorgerà una centralina dell'Arpav per il controllo delle emissioni elettromagnetiche: «Se il monitoraggio proverà che le emissioni sono dannose, sarò il primo a voler chiudere l'asilo». (f.v.)

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