Mercato fermo, sei giorni di stop all’Ideal

TRICHIANA. Mentre sindacati e ministero insieme alle Regioni Lazio, Veneto e Friuli Venezia Giulia stanno discutendo su quale possa essere la soluzione migliore per l’Ideal Standard italiana, per ben sei giorni (e non per un giorno soltanto come sembrava ieri) tutte e sette le fabbriche europee del gruppo rimarranno chiuse, per una sovracapacità produttiva: vale a dire che vengono prodotti più pezzi di quanti richiesti dal mercato. Un problema che si sta ampliando rispetto a quanto era prospettato nel piano originario di luglio della società. E che rischia di aggravare la situazione per i siti italiani in cui rientra appunto anche lo stabilimento di Trichiana.
Ieri, intanto, i delegati presenti al vertice romano al ministero, hanno incontrato i lavoratori spiegando la situazione. «Abbiamo detto loro che la soluzione della vicenda è stata sospesa dall’azienda per 15 giorni e che quindi entro il 31 ottobre ci sarà la decisione in merito a questa vicenda», precisa Gianni Segat, rsu della Fiom Cgil. «Questo ad oggi è l’unico dato certo: la mobilità per Orcenico è stata sospesa per due settimane nel frattempo già domani ci sarà un incontro al ministero del Welfare con le Regioni per capire se si potrà ricorrere ai sei mesi di cassa in deroga a partire da gennaio per tutti e tre i siti italiani, come suggerito dal ministero dello Sviluppo economico l’altro ieri».
Ma poi Segat non può fare a meno di fare alcune considerazioni sullo stop che sarà imposto dal 4 all’8 novembre anche allo stabilimento bellunese. Sono 100 mila i pezzi in più che vengono prodotti in Europa e che non trovano sfogo nel mercato, di cui 30mila soltanto in Italia. «Solo se si potranno trovare 7-800 mila pezzi in più rispetto a quanto previsto ad oggi si potranno tenere aperti tutti e tre i siti quello friulano, il nostro e quello lazionale. E questo è l’augurio che tutti ci facciamo», dicono i sindacati. Ma restano alcune perplessità e timori. «Non vorremo che con questa situazione di mercato qualcuno stesse pensando di dismettere in toto gli stabilimenti italiani. E allora sì la situazione sarebbe davvero irreparabile», precisano le parti sociali. Ad oggi, per la società lo scenario possibile con questi numeri è quello della chiusura di uno stabilimento, quello appunto pordenonese. Anche se pare farsi avanti anche la possibilità di spalmare 376 esuberi sui tre siti. Una decisione che rischierebbe di condannare poi tutti e tre alla chiusura. (p.d.a.)
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