In arresto l’investitore del carabiniere

Ai domiciliari Luca Bodo, il motociclista che a Ferragosto aveva travolto il maresciallo Troian per evitare un controllo

BELLUNO. Sono scattati ieri, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, gli arresti domiciliari per Luca Bodo, il 37enne di Vigodarzere (Padova) che la sera di Ferragosto aveva investito il maresciallo Sandro Troian nel tentativo di eludere un posto di controllo dei carabinieri in località La Stanga, a Sedico. Il provvedimento restrittivo, richiesto dal procuratore di Belluno, Francesco Saverio Pavone, è stato eseguito dai carabinieri di Sedico e di Feltre.

Misura cautelare scattata, per lesioni personali gravi e resistenza a pubblico ufficiale, perchè «Luca Bodo», ha precisato il procuratore Pavone, «ha accettato il rischio di investire il maresciallo Troian (le cui condizioni sono date in miglioramento, ndr) nel momento in cui, con una condotta alquanto scriteriata, ha cercato di evitare il posto di controllo. Una misura che ritengo adeguata, dobbiamo infatti tener presente che in presenza di lesioni personali gravi, e il maresciallo Troian è stato per 2 giorni in rianimazione uscendovi con una prognosi di 90 giorni, la pena prevista va da 3 a 7 anni di reclusione».

Provvedimento scattato quindi in presenza di una chiara volontà di trasgredire la legge da parte di Luca Bodo, che al momento dell’incidente era stato trovato con la targa della sua moto parzialmente coperta da un elastico. «È stata la dimostrazione che voleva violare le regole, non solo con la piena consapevolezza di violarle, ma anche di garantirsi l’impunità. Del resto, subito dopo essere caduto, si era rialzato e aveva provveduto a togliere l’elastico, un pezzo di camera d’aria, dalla targa, gettandolo oltre la soglia della strada».

Subito dopo l’investimento, il centauro padovano era stato sottoposto ad accertamento tramite alcoltest, risultato negativo, da parte della Polstrada.

Resta intanto sottoposta a sequestro la potente Yamaha R1 del 37enne. «Inizialmente», rivela il procuratore di Belluno, «avevo chiesto di effettuare alcuni rilevamenti sulla motocicletta del Bodo, prima ancora che scattasse la misura cautelare nei suoi confronti, ma il giovane sostenne che il mezzo lo aveva in custodia un amico, senza precisare chi questo fosse e dove si trovasse la moto: di qui la decisione di procedere con il sequestro».

Una moto già nota alle forze dell’ordine, in quanto nell’estate 2010 la targa, anche quella volta parzialmente coperta, risultava sanzionata da due autovelox: uno a Latina, l’altro a Gaeta. «In quell’occasione il Bodo», ha concluso Pavone, «sostenne che qualcuno gli aveva clonato la targa e aveva sporto denuncia. Ora stiamo procedendo con accertamenti per appurare la veridicità di questa dichiarazione che, se fosse falsa, sarebbe evidentemente foriera di ulteriori guai per il giovane». (ma.ce.)

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