Nel Pat più tutela ai centri storici

CESIOMAGGIORE. Da venerdì il Piano di assetto del territorio di Cesio ha il via libera della giunta Balen ed entro breve sarà portato in consiglio comunale per l'adozione, Da questa data ai successivi trenta giorni, con la pubblicazione sul sito web e sull'albo pretorio on line del Comune, i cittadini avranno tempo per promuovere eventuali osservazioni. Ed entro il 2013, dopo l'approvazione della Provincia, il nuovo strumento diventerà la magna charta di scelte e strategie urbanistiche nel territorio cesiolino. Fra i principali obiettivi del Pat, già enucleati e sviluppati dalla precedente amministrazione, c'è quello di valorizzare il patrimonio edilizio tradizionale attraverso il recupero dei centri storici. Un aspetto al quale tiene molto l'ex sindaco Gianni De Bastiani, fin da quando era consigliere di minoranza, incaricato ora dal sindaco Balen di portare a termine l'iter procedurale di approvazione del piano.
La vecchia e la nuova giunta condividono senza soluzione di continuità la scelta di valorizzare i centri storici minori che rappresentano una rete insediativa di particolare importanza dal punto di vista storico-architettonico e paesaggistico. Tale rete è costituita, oltre al nucleo principale di Cesiomaggiore, anche dai centri di Fianema, Soranzen, Toschian, Can, Cullogne, Cesiominore, Pullir, Menin, Marsiai, Calliol, Anzaven e Pez.
«In tutti vi è l'esigenza di adeguate politiche urbanistiche di sostegno e privilegio ai recuperi edilizi per risolvere i problemi connessi all'elevato frazionamento fondiario e dalla necessità di servizi di base, come piazzette, aree di sosta e attività commerciali minori», spiega il consigliere delegato all'urbanistica Gianni De Bastiani. «L'elevata disponibilità di aree di nuova edificazione nella strumentazione urbanistica comunale ha consentito la richiesta di rivolgersi in gran parte al nuovo edificato che meglio garantiva gli standard qualitativi offerti dal mercato. L'inversione di questa dinamica rappresenta una priorità fondamentale del Pat. Occorre infatti preservare un prezioso patrimonio di valore architettonico ma nel contempo anche un patrimonio sociale non ricostruibile».
Su questo punto sono fissate alcune linee di intervento come una forte iniziativa pubblica che, mediante strumenti urbanistici attuativi, favorisca l'intervento dei residenti nel recupero dei volumi esistenti; interventi pubblici per dotare i centri di servizi e per favorire la realizzazione di garages interrati e infine mettere in secondo piano la nuova edificazione nei nuclei storici soggetti a recupero, anche con incentivazioni e meccanismi perequativi. In tale contesto, è ben vista la collaborazione pubblico-privata.
Il Pat prevede infatti che i crediti edilizi si concretizzino in aree di espansione a fronte dell'impegno dei privati di intervenire per il recupero del patrimonio storico, per la demolizione di volumi incongrui e per la mitigazione o la riduzione di volumetrie acquisite a vantaggio di opere, servizi e spazi di interesse pubblico.
È interessante, sempre nel settore dell'edilizia, il fatto che i fabbricati rurali, ossia stalle e altri annessi rustici non più funzionali all'attività agricola se non addirittura lasciati in stato di abbandono e degrado, possano assurgere a nuova vita. Il Pat incentiva infatti il recupero di tali fabbricati con usi e modalità sostenibili e soprattutto rispettosi delle qualità architettoniche originali e tipiche.
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