La protesta in strada dei lavoratori Acc tra crisi e speranze

CESIOMAGGIORE. Una protesta a tempo. Un’ora e mezza attorno alla rotatoria per sensibilizzare gli automobilisti sulla questione che tiene in sospeso il futuro degli oltre seicento lavoratori dell’Acc di Mel. Erano poco più di 150 i lavoratori che ieri, bandiere alla mano, hanno dato vita alla protesta alla rotatoria di Busche e che per un tempo minimo hanno cercato di rendere partecipi i bellunesi, ma anche i molti ciclisti che viaggiavano in direzione Feltre per la granfondo di oggi, della loro situazione ormai disperata. Duecento in tutto, quindi, lo zoccolo duro dei lavoratori rimasti e che continuano a sperare in una soluzione positiva alla cosa. Accanto a loro i rappresentanti politici bellunesi a mostrare la loro solidarietà, alcuni sindaci, come quelli di Lamon, Lentiai, Mel, qualche consigliere comunale di Belluno, il vicesindaco di Feltre, i consiglieri regionali e i parlamentari bellunesi a Roma. Una protesta più che pacifica e che, tutto sommato, non ha creato file dal momento che le automobili hanno continuato a circolare lentamente anche grazie alle forze dell’ordine presenti.
I lavoratori. Il termometro della situazione sono loro, i lavoratori. Che respirano da dentro l’aria della fabbrica e che subiscono in prima persona la drammaticità del momento. E che faticano ad arrivare a fine mese. «È una situazione difficile per non dire drammatica», spiega Alessandro Da Canal, «attendi di sapere da un giorno all'altro il destino della fabbrica e quindi anche quello che sarà il nostro futuro e non ci sono prospettive. Lavoriamo, quando va bene, due giorni alla settimana; di solito questo periodo aveva il picco massimo di lavoro, ma oggi non è più così. Ho un mutuo da pagare e a casa dobbiamo centellinare le spese. Per fortuna mia moglie lavora altrove e quindi in qualche modo ce la facciamo, ma il prossimo anno non so come faremo. La sensazione che abbiamo è di essere al capolinea coll destino è già segnato».
Un lumicino di speranza sembra avercelo Mauro Dalla Rosa, da 26 anni in Acc: «Uno dei due flussi produttivi è fermo: basta che il commissario che arriva decida con coraggio di modificare la linea che adesso é ferma e la converta per fare il compressore commerciale. Così facendo potremmo riprendere a occupare le persone che ora sono in cassa integrazione e che sono 160, una parte fissa, e una parte a rotazione. Certo, non abbiamo la certezza che arrivi il commissario, ma noi abbiamo la necessità che arrivi».
I politici. In mezzo ai lavoratori anche alcuni rappresentanti politici. «Non posso essere io a dare certezze», spiega Dario Bond, «secondo me ci sarà un Prodi bis e c'è anche la possibilità di avere un ramo di azienda che continua perché la cordata di imprenditori non è che si sia dissolta nel nulla ma rimane una possibilità. Quel disegno, infatti, ha ancora una prospettiva e quella bisogna cercare di rafforzare. Fondamentale è che ci sia la garanzia della Prodi bis a due anni e che sia una certezza. Il clou è la nomina di un commissario: il ministero deve mettersi mano sul cuore per trovare un ottimo commissario. Sono certo che le cose saranno fatte bene, grazie anche al lavoro che sta facendo l’assessore Donazzan». Attivo, come sempre, Andrea Dall’O’, consigliere di minoranza a Mel: «Il momento drammatico che stiamo vivendo sta avendo una recrudescenza delle malattie di disagio sociale: la depressione sta colpendo gli operai, le famiglie e bisogna far in modo che queste siano supportate e aiutate concretamente».
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