«Sulle due centraline Comune passivo»

QUERO. Forse una manciata di firme non basterà a fermare la costruzione di due centraline idroelettriche in valle di Schievenin, soprattutto se accompagnata dal disinteresse, o peggio ancora dalla...

QUERO. Forse una manciata di firme non basterà a fermare la costruzione di due centraline idroelettriche in valle di Schievenin, soprattutto se accompagnata dal disinteresse, o peggio ancora dalla rassegnazione degli abitanti del comune. Ma questo non toglie carattere alla protesta lanciata dell’associazione Insieme con te, che si è fatta promotrice della petizione indirizzata al governatore del Veneto Zaia per proporre al consiglio regionale una moratoria sui progetti di costruzione dei due impianti sul torrente Tegorzo per la produzione di energia elettrica. Il presidente dell’associazione Vittorio Alberti, consigliere di minoranza, alza i toni contro l’amministrazione, che secondo lui «non si è interessata a sufficienza della questione, o non ha ritenuto opportuno intervenire», e rilancia alcuni punti forti della contestazione, cominciata all’inizio del 2011: «Il Tegorzo è ridotto ormai a un rigagnolo, e in altre zone è addirittura scomparso. Il deflusso minimo vitale dovrebbe essere monitorato, se non addirittura aumentato, e andrebbe chiesta una moratoria a qualsiasi richiesta di concessione per costruire altre centraline. I progetti che sono stati presentati da Roberto Bizzotto e Fabio Tempesta si basano sull’andamento climatico e sulle piogge registrate nel 1986, ma abbiamo visto tutti cosa è successo a novembre dello scorso anno. Se dovesse ripresentarsi un’alluvione come quella, le paratie delle centraline l’acqua se le porterebbe a valle». Non la pensa così il consigliere di maggioranza Oliva De Rui, che in una lettera aperta pubblicata sulla rivista “Tornado”, distribuita nei quattro comuni del basso Feltrino (incluso Segusino), bacchetta la sua amministrazione non tanto per non essersi impegnata abbastanza contro l’intervento, ma per «non aver saputo cogliere una risorsa del territorio che, senza stravolgere gli equilibri ambientali, avrebbe portato nelle casse comunali quelle risorse economiche che la Regione e lo Stato danno sempre più con il contagocce. Lo stesso Comune avrebbe potuto acquisire quelle aree con una trattativa privata», incalza Da Rui, «oppure riceverli in dono dagli stessi proprietari, che ne avrebbero tratto vantaggio da una migliorata accessibilità ai loro fondi». Intanto però le lettere di esproprio sono partite da qualche settimana.(f.v.)

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