Secco “no” alla centralina sul Sarzana

Affollata riunione e successivo sopralluogo a Voltago per discutere dei tre progetti: unanime il giudizio negativo
Di Gianni Santomaso

VOLTAGO. La Regione assente, la Soprintendenza pure, i progetti redatti senza lo storico delle portate d'acqua e la gente s'indigna. Ieri mattina a Voltago si è svolto il sopralluogo nella zona dove insistono i progetti di realizzazione di una centralina sulle acque del torrente Sarzana depositati da ben tre ditte (Tecnoespe, Zollet, Alpina). Sopralluogo preceduto da un incontro nella sala polifunzionale, coordinato dall'ingegner Valentinotti della Provincia, che ha avuto qualche difficoltà nel rispettare la scaletta perché i cittadini presenti (e ce n'erano un bel po' tenuto conto del giorno feriale) si sono fatti sentire sin dal principio. Corrado Campedel, uno dei protagonisti della battaglia del Mis, chiede di fare l'appello degli enti che erano stati invitati. Ebbene sono più gli assenti che i presenti. In particolare non c'è alcun dirigente degli enti che fanno capo alla Regione, meno che meno della Soprintendenza. Non c'è la forestale, non c'è l'autorità di bacino. Ci sono solo la Provincia, l'Arpav e il Comune.

«Questo sopralluogo non si deve fare», inizia qualcuno. «Diavolo, in che regione siamo?», chiede un altro. «Dipende», gli risponde un terzo. «Non c'è l'ente che deve vedere la catastrofe ambientale che verrà fuori da queste centraline», sbotta un altro. «E il signor Buonsenso c'è?», si ironizza. Il dirigente provinciale, ricordando che non verrà presa alcuna decisione, cerca di riportare il tutto su un binario rettilineo, ma è difficile. I presenti vogliono far deragliare al più presto un treno privato che parte senza locomotiva pubblica e che vuole inerpicarsi per sentieri impervi e alimentarsi con la risorsa acqua, bene comune. Intoccabile per alcuni, oggetto di sfruttamento energetico e di guadagno economico per altri.

«L'assenza della Regione è molto grave», ribadisce Marco Parissenti, capogruppo di minoranza in consiglio comunale, «gli enti che devono prendere delle decisioni devono essere sul posto e non ragionare sulle carte a 150 chilometri di distanza». «Oggi stesso», interviene il consigliere regionale Pd, Sergio Reolon, «presenterò un'interrogazione a Zaia per capire perché i funzionari della Regione siano assenti». Si procede, anche perché fra il pubblico qualcuno crede che in fondo sia meglio così. «Lasciamo che ci portino in posti che hanno visto solo sulla carta», dice Enrico D'Isep, presidente dei pescatori agordini riferendosi in particolare ai progettisti delle tre ditte, «guardate, sono qui con le scarpe da ginnastica».

Il consigliere Reolon chiede allora ai progettisti se abbiano in mano lo storico delle portate d'acqua del Sarzana. «Noi calcoliamo il minimo deflusso vitale sulla base di una normativa che prevede dei calcoli fatti con delle formule. Noi applichiamo quella», si difende l'ingenger Venturini della ditta Zollet. Già, ma il problema è proprio questo. «I dati storici non ci sono», ammetterà alla fine il dottor Pilotto, progettista per conto della Tecnoespe. Si evince quindi che la Regione, ieri assente, potrà dare delle concessioni alla realizzazione di centraline progettate senza i dati storici della portata d'acqua del torrente. Terminate le esposizioni dei progetti si va nei luoghi di costruzione della centralina. La gente sta alle calcagna dei progettisti. C'è da giurare che continuerà a farlo.

GUARDA LA FOTOGALLERY

DI RIUNIONE E SOPRALLUOGO

INDIRIZZO WEB: www.corrierealpi.it

Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi