Schievenin si ribella alle due centraline

QUERO. Gli espropri per la costruzione delle due centraline idroelettriche in valle di Schievenin sono cominciati, nel tacito dissenso di tutti. La notizia torna ad agitare improvvisamente le acque del Tegorzo, dopo mesi di silenzio e la sensazione che il problema fosse stato, se non risolto, perlomeno accantonato. E invece le pratiche sono andate avanti fino a superare tutti gli scogli burocratici e a mettere nelle mani di Roberto Bizzotto e Fabio Tempesta, i due privati che hanno presentato istanza di derivazione, tutte le autorizzazioni necessarie. Quel che resta da fare, ora, è ben poco. Alcuni cittadini della valle, rappresentati dall'associazione “Insieme con te”, hanno lanciato una petizione a favore della difesa dell'equilibrio idrogeologico del Tegorzo e del Tegorzino, chiedendo al governatore Luca Zaia di proporre al consiglio regionale una moratoria sui progetti di costruzione dei due impianti di Schievenin. La strada appare tortuosa e arriva decisamente in ritardo rispetto all'iter intrapreso dalla domanda di concessione, ormai in dirittura d'arrivo.
Il sindaco Sante Curto solleva i palmi al cielo: «Quello che potevamo fare l'abbiamo fatto. L'ultima parola spetta alla Regione. Le carte sono in regola, i permessi ci sono, noi non possiamo più fermare questo intervento». Però la potenza massima dell'impianto sarà di circa 60 kw, e per ogni centralina con potenza inferiore a 100 kw, la competenza per il rilascio dell'autorizzazione unica spetta al Comune. «Il Bim ci aveva detto che questo intervento in valle non sarebbe stato conveniente, né praticabile. Abbiamo presentato le nostre osservazioni in Regione, ma ci è stato risposto che non eravamo competenti. L'unica cosa che abbiamo chiesto, qualora l'intervento sia effettivamente realizzato, è di ricevere un canone per lo sfruttamento delle acque». Lo scontro per il doppio sfruttamento idroelettrico del Tegorzo si accoda alle oltre 130 richieste di concessione che attualmente pendono sulle acque della provincia di Belluno. La partita risale al 27 ottobre 2010, quando Bizzotto e Tempesta hanno presentato la domanda di derivazione alla Regione. Il 24 febbraio 2011 c'è stata la visita locale istruttoria, ma nel frattempo l'Ats e il comitato Col del Roro avevano già presentato le loro osservazioni e opposizioni al progetto, quasi tutte respinte in data 26 settembre 2012 dalla commissione tecnica regionale. L'intervento prevede la creazione di una prima condotta che attingerà l'acqua di scarto dell'acquedotto e la porterà a infrangersi contro la prima turbina, e di una seconda condotta sotterranea, lunga 420 metri, che dalla confluenza di Tegorzo e Tegorzino incanalerà l'acqua fino alla successiva turbina, che sarà costruita proprio nel cuore del borgo. Il rischio è di compromettere irrimediabilmente la fisionomia e l'habitat della valle. L'ultima strada praticabile è forse il ricorso amministrativo, ma bisogna trovare la forza e le risorse per farlo.
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