Lo stand delle Dolomiti va al Tour de France

BELLUNO. Dopo il Giro, il Tour. Perché il turismo della provincia sarà sempre più “pedalato”. Le Dolomiti bellunesi, nella loro declinazione “a due ruote” saranno promozionate alla Grande Boucle,...

BELLUNO. Dopo il Giro, il Tour. Perché il turismo della provincia sarà sempre più “pedalato”. Le Dolomiti bellunesi, nella loro declinazione “a due ruote” saranno promozionate alla Grande Boucle, che prenderà le mosse tra un mese dalla Corsica. Con l’obiettivo di raccogliere quell’interesse già suscitato tra addetti ai lavori e pubblico in occasione della corsa rosa, che proprio sulle montagne delle provincia, e nello specifico nella tappa di sabato alle Tre Cime di Lavaredo, ha vissuto il momento di maggiore impatto.

Il bilancio del passaggio del Giro d’Italia nel Bellunese, a poche ore dalla conclusione, comincia proprio da qui, dall’epica giornata sotto la neve vissuta lungo la strada del rifugio Auronzo. A tracciarlo, Renzo Minella, da un decennio “tessitore” degli arrivi in provincia dell’evento proposto da Rcs. «Le Tre Cime hanno lasciato il segno», esordisce Minella. «Si è trattato di una giornata che ha scritto, e non è retorica, la storia del Giro e del ciclismo: credo che le immagini della maglia rosa che vince sotto la neve rimarranno nell’immaginario collettivo. Ma quella è una giornata andata oltre il ciclismo. Quella sera mi ha chiamato Mauro Vegni, il responsabile organizzativo del Giro, dicendomi che l’arrivo al rifugio Auronzo aveva salvato il Giro. Credo davvero sia così e di questo il merito è di tutti coloro, a cominciare dall’amministrazione e dalle diverse realtà locali di Auronzo, che hanno lavorato per mesi all’evento e che, nelle ultime giornate, si sono trovate a fare gli straordinari».

Giornate da ricordare anche quelle di Erto e Longarone: «L’accoglienza di Longarone al Giro è da promuovere a pieni voti. Per quanto riguarda il pubblico, c’è da tenere conto del tempo che, anche in questo caso, non è stato favorevole».

Si sta già ragionando in vista delle prossime edizioni del Giro. Due gli arrivi di cui si parla: il Monte Piana e le Sorgenti del Piave. «A livello regionale c’è una forte volontà di celebrare il centenario della prima guerra mondiale. In un contesto del genere, le Dolomiti e il Piave non potranno non essere tenuti in considerazione. Nulla, comunque, è definito».

L’investimento sulle due ruote, insomma, continua. «Il ritorno di immagine del Giro è stato importante in questo 2013 come lo è stato gli anni scorsi. Importante è non solo far conoscere le montagne bellunesi, ma anche fare in modo che sulle montagne bellunesi la gente venga a pedalare. Non è un caso che nella tappa Tarvisio-Vajont il Giro sia transitato sulla Cavalera e sulla vecchia strada che porta fino a Ospitale: l’obiettivo era la sensibilizzazione sul prolungamento della ciclabile delle Dolomiti. Occorre mettere in collegamento il Cadore e l’Agordino con la Valbelluna in modo da creare poi un collegamento con la pianura veneta attraverso il Feltrino e il Fadalto. Così, riusciremmo a creare una rete per le due ruote di primo livello».

Orizzonti internazionali, insomma. «Sì. In questo senso si spiega anche la pubblicazione realizzata, 56 pagine, in italiano e in inglese, che illustrerà le varie opportunità che ci sono in provincia per quanto riguarda le vacanze a due ruote. È un’iniziativa di co-marketing realizzata insieme al team professionistico Cannondale, che ci ha visti presenti ad ogni tappa del Giro. In contemporanea, abbiamo proposto il nostro materiale anche durante il Giro della California. E tra un mese saremo presenti sulle strade del Tour de France, il massimo evento per le due ruote».

Ilario Tancon

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