È allarme “rosso”: «Siamo ad un passo dalla catastrofe»

Gli agricoltori disperati: «Non possiamo arare nè seminare Anche fare la monticazione non è ancora possibile»
Di Paola Dall’anese

BELLUNO. L’agricoltura bellunese è in ginocchio e per gli addetti ai lavori «siamo a un passo dalla catastrofe».

La situazione in provincia è molto preoccupante. Gli agricoltori non sono riusciti ancora non solo a seminare, ma nemmeno ad arare i campi che sono allagati da un mese di piogge. E i sindacati di categoria, dalla Coldiretti alla Cia all’Unione agricoltori, lanciano l’allarme “rosso”.

«I prezzi dei mangimi per gli animali sono lievitati, quelli del latte invece diminuiti, la carne si consuma poco e le malghe che erano pronte per la monticazione dovranno attendere ancora una ventina di giorni, se tutto va bene, rischiando però di perdere così i soldi di Avepa. Siamo nella disperazione più assoluta, tanto che se non uscirà il sole e il clima non cambierà, rischiamo una perdita della produzione dal 40% al 50% rispetto al 2012», dice Silvano Dal Paos presidente della Coldiretti che aggiunge: «Da novembre ad oggi abbiamo avuto un solo week end di sole. È un disastro».

Le ripercussioni di questo tempo riguardano sia l’agricoltura con tutte le coltivazioni sia l’allevamento. «I campi non si possono lavorare, tanto che la maggior parte degli agricoltori devono ancora arare oltre che seminare. L’80% delle superficie arative non sono state seminate. Avremo così un mese di ritardo sulla semina», precisa Mauro Alpagotti direttore della Cia, che prosegue nel lungo elenco dei danni creati dal maltempo. «I frutteti avranno anch’essi dei problemi, visto che con questo clima l’impollinazione diventa difficile, compromettendo la produzione. Inoltre il troppo umido favorisce diverse malattie per le piante e le colture».

Non si salva da questo quadro nemmeno l’allevamento. «Le colture foraggere che servono per sostenere i nostri animali sono favorite nella crescita dalla pioggia, ma non potendo sfalciarle, rischiano di degradarsi così da avere alla fine tanta erba ma di cattiva qualità. L’agricoltura bellunese insieme a quella veneta è in ginocchio. Siamo di fronte ad un ritardo grave tanto che se il maltempo si fermasse ora, saremmo costretti a registrare un calo della produzione tra il 35-45%».

Intanto, il comparto ha già chiesto alla Regione di intervenire per calamità naturale: «O il pubblico ci sostiene o rischiamo di avere una produzione pari a zero», conclude Alpagotti.

E di fronte a un maltempo persistente, qualcuno ha pensato di cambiare le sementi, come il responsabile dell’Unione agricoltori, Diego Donazzolo. «Stiamo perdendo un mese di lavoro: il mais già nato rischia di morire di asfissia, il raccolto è compromesso tanto che nemmeno il 50% forse riuscirà a crescere. Molte aziende di fronte alla crisi, unita a queste condizioni climatiche, alla fine saranno costrette a chiudere. Per difendersi stiamo tentando la via della semina di sementi precoci così da poter avere i raccolti prima, malgrado il ritardo. Certo, sono tutti esperimenti per evitare la catastrofe, ma non è detto che otterremo i risultati sperati. L’augurio», conclude Donazzolo, «è che il sole si faccia rivedere al più presto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi