Edilizia, perso il 30% dei posti di lavoro

I dati della Feneal Uil. Il segretario Zannin: «Negli ultimi quattro anni si è perduto anche un milione di monte salari»
Di Paola Dall’anese
Un cantiere edile fotografato a Pontedera (Pisa) in una foto d'archivio del 25 marzo 2009. ANSA/FRANCO SILVI
Un cantiere edile fotografato a Pontedera (Pisa) in una foto d'archivio del 25 marzo 2009. ANSA/FRANCO SILVI

BELLUNO. Trenta per cento di posti persi (dal 2008 ad oggi) nell’edilizia a causa della crisi e quasi un milione di monte salari perso, sempre nello stesso arco di tempo, in provincia di Belluno.

L’allarme per il comparto delle costruzioni, attanagliato più di tutti gli altri da una situazione a dir poco difficile, ormai ha superato il colore rosso del pericolo. Senza contare, come dice il segretario della Feneal Uil, Valerio Zannin, che «per ogni posto perso nell’edilizia almeno altri tre scompaiono nell’indotto».

L’edilizia sta vivendo il momento più difficile della sua storia. E le speranze per una immediata ripresa sembrano non essere sostenibili.

Il mercato dell’edilizia è fermo ormai da qualche anno perché si è troppo costruito, e a questo negli ultimi periodi si aggiunge anche una crisi che non dà segno di mollare la presa.

«In questi quattro anni si è perso almeno il 25-30% dei posti di lavoro e mi pare che questo non sia una cosa di poco conto», ribadisce il concetto Zannin, «abbiamo visto il monte salari cioè la quantità di salari pagati a lavoratori dell’edilizia passare dai 4 milioni di euro del 2008 ai 3.4 milioni del 2012, il che significa che ci sono appunto molte meno persone che lavorano nel settore. E come se non bastasse», prosegue il sindacalista, «per ogni posto di lavoro perso nell’edilizia se ne perdono almeno altri tre nell’indotto, cioè nelle attività collegate all’edilizia (negli infissi, nei materiali sanitari, nel comparto elettrico, dei mobili, degli elettrodomestici). Insomma, senza l’edilizia che “tira”, tutti gli altri settori sono in grande difficoltà. E nella nostra provincia gli esempi sono, purtroppo, all’ordine del giorno».

E come se non bastasse a soffrire di più di questa situazione sono sempre e comunque i giovani.

«Abbiamo trovato che il settore è chiuso ai giovani», ci tiene a precisare il segretario della Feneal Uil, «non ci sono spazi per loro, visto che le aziende edili preferiscono assumere operai o comunque manodopera con esperienza. Con la carenza di lavoro che c’è gli imprenditori preferiscono avere a che fare con gente che conosce già il mestiere piuttosto che con chi deve essere istruito».

Ma nonostante questo, un dato positivo il settore edile ce l’ha ancora ed è collegato alla scuola edile di Sedico, dove negli ultimi due anni gli iscritti sono aumentati.

«Il trend è buono», sottolinea il direttore della scuola, Danilo De Zaiacomo. «L’anno scorso abbiamo avuto 34 iscritti, mentre per il prossimo anno sono 23. Siamo soddisfatti, questo significa che il settore è ancora appetibile per molti dei nostri giovani che riescono a trovare lavoro. Infatti, da un’indagine che abbiamo fatto di recente tra i nostri ex studenti abbiamo visto che il 90% di loro ha trovato un impiego. Anche perché si tratta di figure di un certo livello, non di semplici manovali. Impieghi molto spesso che portano i nostri ragazzi fuori provincia o regione».

Ma il direttore sottolinea anche come «il successo di questa scuola stia nel fatto che ci stiamo concentrando su alcuni settori specifici, come quello del restauro, della ristrutturazione, della manutenzione del territorio e della carpenteria. Questi sono gli sbocchi inevitabili per l’edilizia, visto che di nuove costruzioni non si può più parlare almeno nella nostra provincia».

E proprio perché l’edilizia rappresenta un tassello fondamentale per la ripresa, la Regione ha varato un nuovo Piano casa che sarà esteso agli edifici realizzati fino all’entrata in vigore della nuova legge.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti:edilizia

Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi