Fusione dei Comuni: il Cadore sia un laboratorio

CADORE. «Sulla fusione dei Comuni, il Cadore può diventare un laboratorio a livello europeo per la sperimentazione di un modello amministrativo ottimale». E’ quanto sostiene il vicepresidente del...

CADORE. «Sulla fusione dei Comuni, il Cadore può diventare un laboratorio a livello europeo per la sperimentazione di un modello amministrativo ottimale».

E’ quanto sostiene il vicepresidente del consiglio regionale del Veneto, Matteo Toscani, impegnato in questi giorni nei lavori del 24^ congresso del Consiglio d’Europa, un’organizzazione internazionale con sede a Strasburgo nata nel 1949 con lo scopo di promuovere la democrazia, i diritti dell’uomo, l'identità culturale europea e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali. Oggi gli Stati membri del consiglio sono 47 e rappresentano tutti insieme ottocento milioni di abitanti e con oltre duecento mila regioni e municipalità.

«A margine degli eventi ufficiali», spiega il consigliere della Lega Nord, a Strasburgo in rappresentanza dell’assemblea regionale veneta, «in questi giorni ho incontrato numerosi rappresentanti delle autonomie locali degli altri Paesi per affrontare il tema, più che mai attuale, della fusione dei Comuni. Il panorama europeo è molto variegato, ma con un minimo comune denominatore che balza prepotentemente agli occhi: ovvero la necessità di una razionalizzazione amministrativa che preveda l’accorpamento dei piccoli municipi. Le differenze riscontrate», prosegue Matteo Toscani, «sono allora sul metodo. Da una parte, c’è chi opta per una procedura impositiva. Dall’altra, c’è chi predilige un percorso più democratico, incentrato sulla volontarietà. L’Italia sta a metà tra questi due estremi. In questo processo», afferma ancora il vicepresidente del consiglio regionale, «può essere interessante il rapporto di collaborazione, per il quale mi sono impegnato personalmente, tra il dipartimento per la riforma del governo locale del Consiglio d’Europa e la Direzione degli Enti Locali della Regione Veneto. Ed è proprio in quest’ambito che il Cadore, forte delle sue antiche tradizioni autonomiste e democratiche e con i suoi quarantamila abitanti suddivisi in una ventina di Comuni per lo più di piccole dimensioni, potrebbe essere il territorio-pilota, l’esempio cui in futuro potrebbero guardare realtà non solo del nostro Paese; questo, però, sempre che i sindaci vogliano cogliere i sentimenti positivi dei cittadini su questa ineludibile prospettiva».

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