Consorzio Bim, il via alla successione

BELLUNO. «Vorrei lasciare prima possibile». Giovanni Piccoli non sarebbe obbligato, ma il neo senatore del Pdl ha deciso di dimettersi al più presto sia da sindaco di Sedico che da presidente del Consorzio Bim. Se per il comune della Valbelluna il problema si risolve con le elezioni, la successione nel Consorzio Bim è tutt’altro che semplice per due motivi. Il primo è che l’ente, con 7,5 milioni di entrate certe all’anno è l’unica realtà in grado di garantire ossigeno fresco ai Comuni. Inoltre attorno al Consorzio gravitano diverse società importanti e in alcuni casi problematiche. Il secondo motivo è la conseguenza di tutto questo, ovvero l’elevato interesse sia economico che politico al controllo del Consorzio. «Nulla mi impedisce di restare fino al termine del mio mandato, a fine 2014», spiega Piccoli, «ma preferirei smettere subito, se non creo difficoltà. Chiederò ai colleghi sindaci di vederci e decidere insieme».
Ogni quattro anni il Consorzio Bim rinnova le cariche, attraverso un’elezione interna ai sindaci e c’è già chi ricorda un antico patto tra gentiluomini: «Si è sempre seguito il principio dell’alternanza tra le vallate», ricorda Camillo De Pellegrin (Fli) Forno di Zoldo, «se si escludono i due mandati a Piccoli che è della vallata agordina. In precedenza la guida era toccata a San Gregorio (Valbelluna, feltrino Alpago), Longarone e Perarolo (Cadore, longaronese, zoldano), quindi ora toccherebbe alla zona bassa, dall’Alpago a Feltre».
Nonostante Piccoli dica che il principio non è ferreo: «È un pascolo aperto, si ragiona solo per fare del bene», De Pellegrin si auto esclude con il criterio territoriale e lo stesso fa Luca De Carlo (Pdl), Calalzo, ma per un “deficit di diplomazia”: «Serve una persona con la capacità di coagulare intorno a sè i sindaci di diversi schieramenti, uno assolutamente moderato, cioè non uno con il mio carattere, che non è molto adatto a una posizione tanto delicata politicamente quanto strategica. Bisogna pensarci bene».
Un altro sindaco consapevole di non essere un moderato è Andrea De Bernardin (Lega) Rocca Pietore: «Non sarà facile trovare una persona con le competenze e conoscenze specifiche di Piccoli, non tutti capiscono al volo certe questioni, però prima o dopo avremmo dovuto trovare un sostituto in ogni caso».
Giorgio Cavallet, Trichiana, ricorda la turnazione: «Penso che ci sia, storicamente, un patto tra sindaci e stavolta dovrebbe toccare alla parte bassa della provincia. Si troverà una persona che possa raccogliere la fiducia di tutti. Il Consorzio Bim è l’unico ente che può fare politiche economiche anche di rilievo perché ha entrate sicure: dev’essere un sindaco di assoluta fiducia e che abbia ben chiara la situazione attuale dei comuni».
Invita a non correre Ennio Vigne, Santa Giustina: «È apprezzabile che Piccoli metta a disposizione il suo mandato, ma il Consorzio Bim oggi è una delle poche cose che funzionano in questa provincia. Prima di procedere è bene cercare qualcuno che, come Piccoli, abbini la capacità politica che hanno tutti i sindaci alla competenza tecnica che hanno in pochi. Io non avrei fretta, prima dobbiamo risolvere i problemi di Bim Gsp, eviterei di aprire un altro fronte».
Paolo Perenzin (Sel), Feltre, aggiunge: «Finora non ci sono stati contatti, nemmeno ufficiosi, ma la questione è importante e delicata. Bisogna ragionare sul metodo e sul ruolo che avrà il Consorzio Bim in futuro, anche alla luce delle difficoltà di Bim Gsp. Entrambi hanno a che fare con il ciclo idrico e oggi investire nella rete idrica è una priorità. Prima di parlare del profilo del prossimo presidente, è opportuno che ragioniamo su questo aspetto».
Chiude il sindaco di Belluno Jacopo Massaro: «Oggi il Consorzio Bim rappresenta una delle maggiori fonti di sostentamento dei Comuni e in un territorio particolare come il nostro non si può fare a meno di gestire il consorzio in modo assolutamente unitario. Esso non può essere espressione di una maggioranza politica nè territoriale, deve fare solamente gli interessi dei cittadini. Io lavorerò per questo, cercando di assicurare una concordia di intenti. In questa fase è assolutamente necessario unire i sindaci evitando le divisioni, già viste troppe volte nel recente passato, tanto più in un consorzio dei comuni, che sono i principali erogatori di servizi per i cittadini».
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