Bim Gsp, dati in ritardo e i sindaci si ribellano

BELLUNO. Come se il tempo si fosse fermato. Torna ad esplodere la polemica su Bim Gsp, la spa che gestisce il servizio idrico e che da un anno è amministrata da un cda di tre tecnici, dopo che l’era dei sindaci si era chiusa con debiti per circa 80 milioni di euro. La cifra è ancora quella e l’unica buona notizia sta nel fatto che non è aumentata, ma nel frattempo è montato il disagio dei sindaci dei Comuni soci. Accusati dall’opinione pubblica di aver ignorato per sette anni la crisi finanziaria di Bim Gsp e adesso messi alle strette dalla Corte dei Conti, i sindaci sono esplosi in occasione dell’assemblea di ieri pomeriggio.
All’ordine del giorno c’erano due questioni fondamentali: il bilancio di previsione e il piano di rientro dei debiti, ma i documenti sono arrivati nei municipi solo attorno alle 12.45 di ieri, rendendo cioè impossibile la lettura e l’analisi dei dati. Se in passato la maggior parte dei sindaci si limitava a votare senza sapere, ora che le bollette sono lievitate per coprire i debiti (facendo infuriare i cittadini) e che la Corte dei Conti ricorda ai Comuni che Bim Gsp è una loro partecipata, alzare la mano nell’ignoranza è diventato pericoloso. Alla lista degli arrabbiati vanno aggiunte le associazioni di categoria dei fornitori creditori e i sindacati.
Due le scelte fatte ieri dai primi cittadini bellunesi: alcuni hanno partecipato all’assemblea per esprimere il proprio disagio ma con l’intenzione di non procedere al voto e altri (i più) non si sono presentati, facendo saltare il numero legale. Molti nei giorni scorsi hanno scritto a Bim Gsp per sollecitare l’invio dei documenti, ma inutilmente e in assemblea, nonostante mancasse il numero legale, si sono sentiti interventi molto duri. Impossibile riferirli letteralmente, perché anche stavolta i giornalisti sono dovuti rimanere fuori dalla porta. L’aspetto più curioso sta nel rimpallo di responsabilità tra cda e dipendenti. Ma non è un caso, perché a distanza di un anno sta arrivando la resa dei conti tra chi vorrebbe dimostrare che i tecnici non sono la soluzione e chi pensa che sia ora di allontanare qualche dirigente della vecchia guardia.
«Una cosa del genere non è possibile», dice il sindaco di Belluno Massaro, «dobbiamo avere il tempo di studiare i documenti perché il risanamento della società non può non passare attraverso la condivisione dei sindaci. Bisogna capire il motivo del disservizio, che non si può attribuire solo al cda o solo ai tecnici. A breve i sindaci devono discutere delle prospettive della società».
Severo anche il commento di Valter Bonan, assessore di Feltre: «Siamo all’implosione gestionale di Bim Gsp, l’area tecnica è scollegata dal cda e non si è fatto nessun passo avanti in termini di chiarezza e trasparenza. Nel frattempo la Corte dei Conti vuole sapere perché non incassiamo i crediti di Bim Gsp. Bisogna uscire da questa situazione quanto prima e trasformare l’spa in azienda speciale».
Camillo De Pellegrin, sindaco di Forno di Zoldo si sofferma sui 4 milioni di “crediti da tariffa” iscritti a bilancio per portarlo in attivo di 3 milioni: «Siamo fermi alla fantasia di bilancio utilizzata in passato». Il paradosso è che oggi i segretari comunali (cioè non la parte politica) incontreranno il collegio sindacale di Bim Gsp per approfondire quest’ultimo aspetto: i bilanci delle partecipate infatti vanno certificati.
@irenealiprandi
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