A lezione di azienda con il presidente delle Keyline

PIEVE DI CADORE. «Il passaggio del testimone nella gestione di un’azienda, da una generazione all’altra, non può avvenire senza la condivisione degli ideali e degli stili di vita della famiglia "storica" che ha fatto nascere l’impresa».
Lo ha affermato Massimo Bianchi, presidente delle Keyline, erede delle tradizioni legate alla fabbricazione delle chiavi, iniziate da un suo avo nel 1770 a Cibiana, parlando sabato nella sala della Magnifica Comunità a Pieve, dove si è tenuto il secondo appuntamento del ciclo organizzato da Alessandro Da Cortà e sponsorizzato dall’ente e dal Comune di Pieve, “Magnifica Conversazioni”.
In questa occasione l’intervistatore, Luca Marcolin, della The Family business Unit, di Venezia, ha affrontato un caso di impresa “storica”: la più vecchia azienda produttrice di chiavi cadorina e forse del mondo. Dopo il saluto del sindaco Maria Antonia Ciotti e del vicepresidente della Magnifica Comunità Maria Giovanna Coletti, Luca Marcolin ha subito introdotto il tema del passaggio generazionale nelle imprese famigliari, facendo raccontare al presidente della Keyline, la lunga storia della sua famiglia.
«La filosofia del lavoro», ha spiegato Bianchi, «impone dei canoni precisi, senza i quali non potrà esserci continuità nella gestione. I figli per essere disponibili a seguire le orme dei genitori, ha aggiunto, devono assorbire fin da bambini il loro messaggio, che più della parola è basato sull’esempio: non ricordo che né mio nonno, né mio padre, abbiano mai fatto festa il sabato. Spesso, quando c’era da consegnare si lavorava anche la domenica. Quando lavoravo sul Garda, ha proseguito, ed avevo la famiglia a San Vendemmiano, ci si riuniva ogni settimana, non a casa, ma in fabbrica. Sono così cresciuto in mezzo alle macchine, assorbendo la passione del lavoro».
«I figli», ha spiegato la signora Cristina, «non devono guardare al passato, ma essere la "forza propulsiva" di un’azienda, condividendone i problemi e non essere emarginati. Tra genitori e figli è necessario un dialogo continuo. Noi abbiamo 6 figli, ed a parte l’ultimo che ancora studia, tutti sono in azienda. Questa è la nostra forza». (v.d.)
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