Turismo, più “Iat” ma a gestione pubblico-privato

BELLUNO. Sono giornate cruciali queste per l'assessore regionale al Turismo Marino Finozzi. Al vaglio della Commissione Turismo sta passando la legge che andrà a riformare la n. 33 del 2002. Tanti i temi da affrontare, tutti in funzione della trasformazione in impresa di una tradizionale attività del Veneto. Un’attività che, dal mare ai laghi, dalle terme alla montagna, fino alle città d'arte, offre un portafoglio di opportunità unico al mondo. Che trova una sintesi felice nei due poli Venezia-Cortina.
Fra questi temi, in particolare, si affronta anche la riorganizzazione degli Iat. «La linea», dice Finozzi, «è quella di riportare le competenze di questi uffici a livello regionale, fornendo servizi centralizzati a una rete che, però, dovrà nascere sul territorio e, in una forma mista pubblico-privato. Uffici che dovranno garantire non solo la semplice informazione, ma anche la fornitura di servizi, prenotazioni, vendita posti letto, attività di tipo commerciale. Non possiamo più permetterci di spendere come Regione i 12 milioni di euro di qualche tempo fa, dobbiamo fare di necessità virtù e stimolare l'attività in loco».
Avete chiuso lo Iat di Santo Stefano privilegiando quello di Sappada, con innegabili svantaggi per chi sale in montagna dal Veneto. Ma a Santo Stefano un accordo fra Comunità montana, Comune e Consorzio turistico Val Comelico ha consentito di riaprire l'ufficio informazioni, che ha funzionato bene per tutta l'estate...
«Sì, questa è un'esperienza molto interessante, che ho guardato con attenzione e che ci servirà da modello. Puntiamo, infatti, a una organizzazione in loco, sfruttando le potenzialità del territorio, che può così valorizzare al meglio le proprie caratteristiche in funzione dei turisti».
Quindi non ci saranno limiti nell'apertura di questi nuovi Iat?
«Ovviamente sarebbe assurdo averne in tutti i paesi, sarà opportuno razionalizzare le aperture, ma indubbiamente può essere un servizio molto ramificato».
Gianluigi Topran d'Agata, presidente del Consorzio turistico Val Comelico, a questo proposito commenta: «Noi dobbiamo ringraziare il Bim Piave e la Cm, che insieme hanno messo a disposizione i soldi necessari per aprire l'Ufficio turistico di Santo Stefano, e il sindaco Alessandra Buzzo, che ha dato la disponibilità dei locali. Poi il Consorzio ha garantito il servizio, grazie all'esperienza maturata in questi anni». «L'afflusso davvero notevole, soprattutto in agosto», sottolinea Alessandra Buzzo, «e il gradimento dei turisti confermano quanto avevamo ampiamente detto: l'Ufficio turistico è un servizio fondamentale per le nostre realtà di montagna e ci daremo da fare per mantenerlo e migliorarlo. Se poi diventiamo un modello regionale ben venga. Ci piacerebbe, comunque, ricevere dalla Regione, oltre al plauso, anche qualche contributo concreto, perché la montagna da sola fa sempre più fatica».
E la montagna? Assessore, ha percepito il senso di abbandono, di lontananza da Venezia, che si respira in queste valli? «Certo, ne siamo coscienti, ma stiamo lavorando anche per la montagna, soprattutto per favorire il lavoro. A breve presenteremo un progetto che porta la banda larga, tramite antenne satellitari, in 12 rifugi. La rete è lo strumento per garantire a tanti giovani di lavorare nel mondo, continuando a vivere qui in montagna».
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