Sindaco “assediato”, consiglio di fuoco

GOSALDO. Rinviato il punto bollente, ma la protesta c'è lo stesso perché il Comune sceglie la strada della conciliazione sulle terre di uso civico. Forse il municipio di Gosaldo un momento così delicato non lo aveva mai vissuto, con il sindaco “assediato”.
Protagonisti i circa 50 membri del comitato Acqua Bene Comune arrivati ieri alle 16 ai piedi della Croda Granda per presenziare al consiglio comunale convocato venerdì mattina in via d'urgenza dal sindaco Giocondo Dalle Feste per discutere dei cambi di destinazione dei terreni di uso civico sui quali si stanno realizzando le centraline del Mis e della Gosalda. I fischi assordanti nel giroscala, le grida contro il sindaco e il consiglio, la presenza di Digos e carabinieri, il blocco delle auto di sindaco e carabinieri stessi, un lungo faccia a faccia. Insomma un pomeriggio movimentato che non ha però visto, salvo rare eccezione, la partecipazione della popolazione di Gosaldo e Tiser.
Il consiglio. Eppure pochi secondi dopo il via della seduta il peggio sembrava già passato. Il sindaco annunciava infatti che il punto due dell'ordine del giorno (quello relativo all'istanza di autorizzazione al mutamento di destinazione per la realizzazione della centralina del Mis) era stato rinviato. «Non sono ancora arrivati i verbali della Procura», ha detto Dalle Feste, «non sappiamo ancora quali terreni sono stati sequestrati. Riconvocheremo il consiglio penso la prossima settimana». Il punto uno riguarda l'altra centralina che si sta costruendo sul torrente Gosalda. «Si tratta di 90 mq di terre di uso civico (a monte dell'abitato di Gosaldo, ndr)», ha detto Dalle Feste, «per i quali la Dolomitibus ci ha detto che non si oppone alla reintegra da parte del Comune e quindi possiamo procedere alla conciliazione e al cambio di destinazione d'uso». Il consiglio approva all'unanimità.
Rinviato il secondo punto, si approda al terzo. «Si tratta dei mappali 16 e 74», ha spiegato poi il sindaco, «dove, secondo il progetto della centralina del Mis, verranno realizzati rispettivamente l'edifico centrale e un canale di scolo delle acque. Questi terreni, in base alla ricognizione effettuata in passato dal Comune, sono terre di uso civico. Secondo Valsabbia, invece, si tratta di terreni che essa ha acquistato dal legittimo proprietario e cita alcuni passaggi di proprietà del 1860, 1910, 1913, 1974, 1982. Su questo sarà la Regione a esprimersi. Noi oggi abbiamo votato per il reintegro e la conciliazione che avverrà in accordo con i frazionisti di Tiser». Anche la minoranza approva giustificando le scelte della passata amministrazione (il via dell'iter della centralina) in ragione dei bilanci comunali sempre più ristretti.
La contestazione. Ed è qui che parte la protesta. Prima il sindaco ha ancora tempo per ricordare i vari passaggi effettuati con i frazionisti ai quali dice di aver annunciato già a inizio agosto che il consiglio si sarebbe svolto entro la fine del mese. Difende il Comune («l'ultimo ad avere colpa, perché l'ultimo a poter dire la sua») e rimprovera a chi protesta di averlo fatto tardi («quando si potevano fermare i lavori nessuno l'ha fatto; la terza centralina in progetto è stata fermata perché due dei nostri assessori hanno spiegato in conferenza dei servizi perché non si doveva fare»). Ieri era ieri, ma oggi la protesta è forte. «Che avete votato?», urla Nico Paulon del comitato dietro la corda che divide il pubblico dai consiglieri, «fate la conciliazione mentre la magistratura ha sequestrato il cantiere?»
Il sindaco tentenna: vorrebbe rispondere, ma anche andar via. Alla fine propende per la seconda, ma i manifestanti lo inseguono per le scale fra fischi assordanti e urla. «Avete venduto un patrimonio mondiale dell'umanità in 5 minuti. Ci rivediamo la settimana prossima. Vergognatevi perché il Parco non è vostro». Vorrebbero entrare negli uffici, ma Digos e carabinieri non li lasciano passare. Lo aspettano giù: non se andranno prima di un confronto a tu per tu. Quando scende, Dalle Feste va dritto verso la sua auto. Chiude lo sportello, ma non può partire perché i membri del comitato si siedono dietro la vettura. Il sindaco smonta e fa un giro del municipio con il megafono dei manifestanti nelle orecchie. «Non siamo venduti noi. Sei stato più violento di noi. Sei colluso. Ieri hai votato per salvare la Provincia e oggi l'hai venduta». Intanto un'auto dei carabinieri è pronta per far salire il sindaco, ma il Comitato con le mani alzate, blocca anche quella. E alla fine parte un serrato confronto di quasi un’ora. Carabinieri e questura che valutano eventuali ipotesi di ufficio benchè non si siano verificate aggressioni esasperate.
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