«La Regione ha tagliato i fondi per i celiaci»

LIMANA. Boccone amaro per chi soffre di celiachia. La giunta regionale ha definito le nuove modalità di dispensazione con onere a carico del Servizio sanitario di prodotti dietetici senza glutine a favore di persone celiache. «In particolare i tetti mensili vengono diminuiti con decorrenza dal primo gennaio 2013», spiega Monica Sponga, che a Limana gestisce il negozio specializzato Mamey ed appartenentye all’Aic (Associazione italiana celiachia) del Veneto, «leggendo la delibera regionale si capisce che il cambiamento è dovuto al fatto che essendoci stato nel 2011 un incremento notevole nel numero dei celiaci non esistono pari risorse dedicate al finanziamento delle prestazioni secondo il criterio di dispensazione attuale».
Da qui il paradosso: più diagnosi di celiachia, meno soldi per dispensare gli alimenti. «E ad avere la peggio sono le donne, essendo in numero maggiore rispetto agli uomini», denuncia Sponga. Molte dunque le lamentele da parte dei celiaci che pongono alcune domande: perché nella fase di analisi dell’incremento di malattia, non si è subito pensato a come farvi fronte, e si è preferito invece decidere a priori che non andavano stanziati ulteriori soldi oltre l’attuale fondo? Perché una distinzione tra uomo e donna nel limite massimo di erogabilità dei prodotti? Il calcolo fatto deriva solo dal fatto che le donne celiache sono in percentuale maggiore agli uomini celiaci. E in base a quale criterio il dietista stabilirà il regime calorico di ciascun celiaco? Nella delibera regionale si legge che il celiaco deve fare in modo di includere nella sua dieta cereali naturalmente privi di glutine (amaranto, miglio, quinoa, grano saraceno, riso, mais, cereali) e non concentrare la sua dieta esclusivamente sui prodotti dietetici erogati dal ministero. «Quindi se il dietista stabilirà un tetto mensile inferiore al massimo concesso, riusciremo ad avere i prodotti per un mese solo col buono o saremo costretti ad aprire il portafoglio per poter mangiare?», chiede Sponga.
L’idea è che «il ministero stesso, che gestisce la lista dei prodotti erogabili, dovrebbe stabilire delle regole nella fissazione dei prezzi, da far rispettare poi alle aziende produttrici. Ecco allora che acquistando i prodotti ad un prezzo inferiore anche i prezzi di vendita al pubblico cambierebbero di molto». Sponga auspica che, oltre ai tagli, «si pensi anche ad una concreta soluzione perché i prezzi dei prodotti dietetici senza glutine vengano ridotti. Un impegno in questo da parte dell’Associazione italiana celiachia, delle aziende sanitarie locali e della regione stessa si rivelerebbe fondamentale». E la riduzione del contributo è anche l’oggetto dell’interrogazione presentata alla giunta veneta, dove diversi consiglieri del Pd, incluso Sergio Reolon, citano la legge regionale del 2008 che aveva aumentato il limite di spesa dal 2009. La delibera di giugno scorso cancella così la scelta del consiglio, «riportando il contributo mensile a prima del 2009».
Ezio Franceschini
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