Bottacin: «Il Governo giri alla provincia l’accisa sul Vajont»

Il presidente dell’Aci riprende la battaglia intrapresa quando era in Provincia. Il 6 giugno sciopero della benzina
Di Francesco Saltini

BELLUNO. Una giornata per dire basta agli aumenti sulla benzina e per mettere i puntini sulle “i” sul caso dell’accise legata al disastro del Vajont. Anche l’Automobile club di Belluno interviene sul primo sciopero della benzina indetto dall’Aci nazionale per il 6 giugno, pensato per lanciare un forte segnale di protesta contro i continui aumenti fiscali che gravano sui carburanti e più in generale sull’auto.

«La nostra iniziativa», spiega il presidente provinciale Gianpaolo Bottacin, «non è un muro contro muro: il dialogo è più importante della protesta per far comprendere al Governo la conseguenza delle scelte compiute sull’auto, che stanno mettendo in ginocchio un settore strategico per il Paese. Ci preoccupa soprattutto l’aumento della disaffezione all’uso dell’automobile».

«Gli automobilisti non faranno rifornimento il 6 giugno», prosegue Bottacin, «per dire coralmente basta agli aumenti dei prezzi alla pompa, saliti di oltre il 20% in un anno. Il problema sta nelle troppe accise, che continuano a rappresentare la forma di tassazione preferita dallo Stato perché immediata, ineludibile e senza costi gestionali per l’erario».

E proprio in materia di accise arriva la dura presa di posizione di Bottacin: «Quando si parla di accise, bisogna ricordarsi che ogni automobilista italiano paga 10 delle vecchie lire per il disastro del Vajont, ma in provincia non arriva nenache un euro. Quando ero presidente della Provincia, assieme al professor Bertolissi, avevo valutato l’opportunità di avviare un contenzioso per far sì che queste dieci lire fossero girate al Bellunese; la speranza è che chi di dovere prosegua questa mia battaglia. Se da Roma dovessero porre un veto, almeno abbiano il pudore di togliere la parola “Vajont” da questa accisa, come atto di rispetto verso chi in questo disastro ha perso tutto».

Bottacin è soddisfatto della decisione del Governo di non aumentare il carico fiscale sui carburanti con l’inasprimento delle accise: «Tutto questo va nella giusta direzione e rappresenta un segnale incoraggiante di nuova sensibilità verso le famiglie italiane. Il settore dell’auto non può essere spremuto di più, nonostante l’assoluta necessità di interventi immediati a sostegno della popolazione colpita dal terremoto».

L’Aci sottolinea l’insostenibilità economica e sociale dell’attuale pressione fiscale sui veicoli, che ha scatenato una raffica di aumenti: una famiglia spenderà per l’auto nel 2012 1.680 euro in carburante, ai quali vanno aggiunti 715€ per l’assicurazione, 270€ per la manutenzione, 220€ per parcheggi e garage, 190€ per pedaggi, 120€ per le multe e un insieme di altri costi per un totale complessivo di oltre 3.500 euro a fronte dei 3.278€ del 2011. «La nostra iniziativa non è un muro contro muro», spiega Bottacin, «perché il dialogo è più importante della protesta per far comprendere al Governo la conseguenza delle scelte compiute sull’auto che stanno mettendo in ginocchio un settore strategico per il Paese. I dati 2012 indicano uno spaventoso calo delle immatricolazioni, ma quello che più ci preoccupa è l’aumento della disaffezione all’uso dell’automobile. Negli Usa una analoga iniziativa generò nel 1997 una riduzione del costo della benzina fino a 30 centesimi di dollaro in 24 ore. Un risultato difficilmente replicabile oggi, ma che dimostra l’efficacia di una risposta corale degli automobilisti contro l’eccessivo carico fiscale sui carburanti».

Anche a livello locale si registra un vistoso calo nell’utilizzo dell’auto: «Raffrontando i dati del gennaio scorso e dello stesse mese del 2011, abbiamo visto che la vendita di benzina in provincia ha avuto una brusca frenata. Tutto questo significa che la gente usa meno l’auto, decretando il fallimento della manovra Monti».

Bottacin chiude con un problema che attanaglia i proprietari delle pompe di benzina della parte alta della provincia: «È stata tolta la riduzione introdotta dalla Regione qualche anno fa per gli abitanti del Comelico. Il risultato è l’esodo delle auto verso l’Austria, con una pesante ripercussione per i distributori di questa area, che sono a rischio chiusura».

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