Tassa su cani e gatti sommersa da una valanga di no

Spunta l'ipotesi di una tassa su cani e gatti domestici. Si sollevano le associazioni ambientaliste e molti esponenti dei partiti. L’assessore veneto Manzato: «Basta tasse». Di’ la tua

BELLUNO. Levata di scudi di associazioni ambientaliste e dei consumatori contro una nuova tassa su cani e gatti domestici. Il coro di no si apre con il Codacons: «Una idea malsana e gravemente pericolosa, che danneggerà tutti«, afferma il presidente, Carlo Rienzi, che aggiunge: «Tassare i proprietari di cani e gatti porterà solo effetti negativi, alcuni addirittura pericolosi. Gli anziani che hanno un animale domestico in casa e che già percepiscono una pensione da fame, dovranno aggiungere una nuova spesa impoverendosi sempre di più«.

Secondo Rienzi poi: «Diminuiranno le adozioni spontanee da parte degli italiani a danno degli animali e chi già possiede un cane o un gatto sarà incentivato ad abbandonarlo, con un incremento del randagismo e di possibili incidenti nelle città. Speriamo che questa malsana proposta di legge non diventi mai realtà. In caso contrario, offriremo assistenza ai proprietari di cani e gatti per contrastare con ogni mezzo possibile un provvedimento iniquo e pericoloso». Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente nazionale dell’Enpa, Carla Rocchi: «Stupisce che vi sia ancora qualcuno in Parlamento che intenda avanzare la proposta di una tassa su cani e gatti. Una tassa di questo tipo, oltre ad essere discutibile sul piano etico, finirebbe per essere un vero e proprio boomerang, poichè non solo favorirebbe nuovi abbandoni, ma disincentiverebbe anche le adozioni dei canili, con un conseguente aggravio di spesa per le casse degli enti locali».

Per Antonio Morabito, responsabile fauna di Legambiente, si tratta di una «proposta assurda. Inoltre, l’ipotesi della tassa comunale su cani e gatti non può essere svincolata dal reddito familiare. Non si può pensare di aggiungere alle famiglie, già in grave difficoltà, un ulteriore spesa altrimenti si rischia, paradossalmente, di incrementare anche i casi di abbandono».

L’assessore alla tutela dei consumatori del Veneto Franco Manzato non ci sta al balzello che si profila all’orizzonte per gli animali d’affezione. «Quello che stupisce è la fantasia dei legislatori nazionali e del governo di inventare nuove tasse senza che riescano a indicare una riduzione della spesa - dice - Di certo la nuova, ma neanche troppo, trovata della tassa su cani e gatti è solo un nuovo modo per riempire casse statali piene di debiti - sostiene - facendo finta che poi siano i Comuni a imporle autonomamente». Non è una tariffa, non è una vera tassa di scopo, aggiunge, «e temo che sarà solo un ennesimo motivo per tagliare ulteriormente i trasferimenti ai comuni ’che tanto avrebbero questa autonomia positivà». «Chi ha il vero debito e lo alimenta è lo Stato - attacca l’esponente leghista - che è decisamente elefantiaco e per questo spesso poco efficiente, come oggi ha ben esemplificato il presidente della Save, ma certamente dispendioso. Altro che voragine creata per far vivere gli italiani al di sopra delle loro possibilità».

Il relatore: "Era una tassa di scopo, la ritiro". Quella sui cani e i gatti «era una tassa di scopo, pensata per permettere ai Comuni di attivare un piccolo capitolo di spesa con cui affrontare la gestione degli animali, come i cani randagi o le colonie feline». Lo spiega il relatore Gianni Mancuso (Pdl),annunciando che è pronto a far togliere l’imposta dal ddl.

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