Crisi economica in provincia, « a rischio la tenuta sociale del territorio»

BELLUNO. «La situazione è drammatica sia dal punto di vista economico che sociale. Le categorie imprenditoriali si sentono abbandonate, mancando uno dei principali riferimenti istituzionali, cioè la Provincia. È necessario che venga data rapida e concreta applicazione all’articolo 15 dello statuto veneto sulla specificità, per attenuare la situazione di gravissima crisi per le imprese e le famiglie bellunesi».
Il grido accorato e angosciato di allarme arriva dal presidente della Camera di Commercio di Belluno, Paolo Doglioni. Parla a nome dell’intero consiglio camerale, che lunedì all’unanimità ha deciso di prendere posizione sulla situazione provinciale.
Una decisione, quella di uscire allo scoperto, che arriva dopo “l’affaire Safilo” e i suoi mille licenziamenti: «È la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che arriva insieme alle incertezze legate a Invensys, Ideal Standard e alle centinaia di imprese che operano nel nostro territorio, specie quelle dell’indotto, che sono morte o che stanno morendo, con i risvolti tragici sulla tenuta sociale. Ci sono migliaia di persone senza lavoro, persone che non riescono più a mantenere le loro famiglie o a mandare i figli a scuola. Siamo di fronte a veri e propri drammi collettivi, che abbiamo l’obbligo di risolvere», dice Doglioni.
È la prima volta che il presidente della Camera di commercio di Belluno usa delle tinte così fosche per delineare il futuro dell’economia provinciale. Doglioni, infatti, ha sempre preferito incoraggiare le imprese a guardare avanti, a darsi da fare. Lo stesso ente camerale in questi ultimi anni ha investito molte delle proprie risorse, anche attingendo ai fondi di riserva per sostenere l’economia locale. Ma ora «è arrivato il momento di lanciare una chiamata corale ,perché non possiamo sopportare altro».
Da qui l’appello a reagire. «La nostra forza lavoro è di serie A e ha sempre dimostrato la grande capacità di creare ricchezza per le industrie che l’ha avuta alle sue dipendenze».
Per il presidente camerale «è giunto il momento di fare delle scelte e di scegliere opportunità diverse che non devono essere fini a se stesse, ma devono rientrare in un quadro generale di rilancio. I motivi di attrazione della nostra provincia vengono meno se non abbiamo strutture telematiche e viarie veloci. Il “plus” nostro sono l’ambiente e la vivibilità. Ma il turismo da solo non basta: il manifatturiero impiega il maggior numero di manodopera, senza questo settore la nostra provincia è una landa desolata».
Doglioni punta il dito anche contro una situazione politica desolante. «L’ente Provincia non esiste più e con esso viene a mancare un referente importante. Il nostro è un grido di dolore, ma non di rassegnazione. Auspichiamo quindi che venga messo in atto al più presto l’articolo 15 dello statuto sulla specificità per dare ossigeno al nostro territorio, alle imprese e a chi ci abita, che non dobbiamo dimenticare».
Il presidente camerale lancia un altro allarme importante: quello della sicurezza. «Un territorio senza lavoro e senza un’economia non può che dare vita a problemi di sicurezza, visto che spesso la difficoltà sociale sfocia nel fenomeno della criminalità. Quello che viviamo oggi non è uno stato di crisi, ma lo stadio successivo, quello della disperazione. E la disperazione è pericolosa, perché fa fare alla gente quello che non avrebbe mai pensato, con il rischio per la sicurezza di tutti. Per questo motivo dobbiamo agire al più presto».
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