Il turismo «plein air» tiene senza il marchio Unesco

Buoni i dati 2011. Il sindacalista Rizzi: «Ottenerlo è troppo complicato per noi, è inaccessibile. Troppa burocrazia sta soffocando questo settore economico»

BELLUNO. Nel 2011 sono state 367.000 le presenze nelle venti strutture della provincia. Sono dati positivi quelli che arrivano dal turismo “plein air”, vale a dire quello dei campeggiatori. Una formula turistica che molto spesso viene dimenticata, ma che secondo il presidente del sindacato turismo all'aria aperta dell'Ascom, nonché titolare del Camping Eden di Falcade, Cesare Rizzi, dovrebbe essere incrementata.

Anche sfruttando meglio il marchio Unesco, per ora, però, rimasto poco accessibile agli addetti del settore a causa delle procedure troppo difficili per ottenerlo che sembrano disincentivare il suo utilizzo.

«È un comparto di cui non possiamo lamentarci, malgrado le nostre strutture non siano proprio al top», esordisce Rizzi. «Abbiamo sempre avuto, ad oggi, risposte positive».

I dati sono confortanti: nel 2011, le presenze nei campeggi bellunesi sono state 367.096 contro 1.4 milioni nelle strutture alberghiere. «Per il 75% si tratta di italiani, con prevalenza di veneti, seguiti da emiliani e friulani, il restante 25% sono stranieri, soprattutto olandesi (23mila) seguiti da tedeschi (19mila), francesi (5 mila), e spagnoli (3 mila)», prosegue Rizzi. «Il nostro è un settore che ha risentito meno di altri della crisi, abbiamo tenuto. Ma possiamo migliorare anche perché il nostro è un turismo bistagionale».

«Ma soprattutto sta diventando più stanziale: se prima il turista veniva qui, stava qualche giorno e poi se ne andava, ora invece diventa residenziale, una sorta di seconda casa, slegati dagli obblighi alberghieri».

Il sindacalista evidenzia che le strutture necessitano di una ristrutturazione e un ammodernamento. «I nostri camping dispongono di docce, servizi igienici, lavanderia, bar, sala ritrovo, e in alcuni casi anche di un piccolo alimentare. Potremo sicuramente dare di più, puntando sul wellness o sul fitness, oltre al fatto che le strutture avrebbero bisogno di una rinfrescata, un rinnovamento».

Ma il presidente del sindacato lamenta anche la scarsa attenzione che la politica riserva a questo settore. «Il plein air in montagna manca di attenzione. Per l'extra alberghiero, settore in cui rientriamo, le iniziative non sono molte e neanche i finanziamenti. Ma quella che non manca è la burocrazia. Avremmo bisogno di velocizzare gli interventi e non di vedere le nostre pratiche passare da un ufficio all'altro, facendo così trascorre tempo prezioso. Le esigenze dei clienti sono più veloci dei tempi di risposta della burocrazia».

E poi Rizzi tocca uno dei tasti più dolenti del turismo bellunese, il famoso e tanto sospirato marchio Unesco. «Il marchio potrebbe darci una mano, perché sarebbe in sintonia con quello che facciamo e che chiede il cliente: natura, prodotti genuini, chilometri zero. Ma ad oggi di questo marchio non c'è stato alcun seguito. Anzi, in base al regolamento, per poterlo utilizzare si devono versare 250 euro all'anno alla Fondazione Unesco. Ma, a quanto mi risulta, dei nostri nessuno ha fatto richiesta. Anche perché serve una pila di carte per ottenerlo, e si torna così al discorso della burocrazia che limita l'azione degli imprenditori. Sicuramente, avere il marchio renderebbe ancora più apprezzabile il turismo da noi. Sarebbe necessario, quindi, che il marchio fosse più accessibile e che le strutture potessero spenderlo in maniera più facile. Ci sono troppi vincoli ad oggi».

E anche per Pasqua la situazione non è così negativa. «C’è movimento, sicuramente non è il massimo, visti anche i problemi con gli impianti e la neve che quest’anno si è fatta desiderare. Ma ci accontentiamo».

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