I sindaci in difesa dei laghi di montagna

De Carlo guida la rivolta: «La Regione riconosca un livello minimo sotto al quale l’acqua non dovrà mai scendere»
Il Lago del Centro Cadore in secca. Il Lago visto da Pieve di Cadore.
Il Lago del Centro Cadore in secca. Il Lago visto da Pieve di Cadore.

BELLUNO. «Sindaci rivieraschi uniamoci per far valere i nostri diritti». Una sorta di chiamata alle armi quella lanciata dal sindaco di Calalzo, Luca De Carlo, sempre più preoccupato per lo stato in cui versa il lago di Centro Cadore.

«Il presidente Zaia», prosegue De Carlo, «ha firmato il decreto che dichiara lo stato di crisi idrica sul territorio regionale. Ma si tratta di un provvedimento che di fatto mette soltanto una pezza a una situazione di evidente difficoltà. In Italia abbiamo l’abitudine a gestire le emergenze, senza pianificare gli interventi. Se vogliamo evitare questa situazione indecorosa, servono interventi strutturali. Bene, noi sindaci del Cadore prepareremo un documento congiunto con il quale chiederemo alla Regione di fissare con una norma, come fatto per i fiumi, un livello dei laghi veneti sotto al quale l’acqua non dovrà mai scendere». E poi attacca: «Servono norme nuove, non è possibile seguire un piano di tutela delle acque, disegnato su laghi che non ci sono più come quello del Vajont. I prelievi non possono essere simili a quelli del 1963, perché la situazione è drasticamente cambiata».

De Carlo invita a tenere la guardia alta: «State tranquilli che nei prossimi trenta giorni i livelli dei nostri laghi torneranno a salire, per far sì che in estate la pianura non resti a secco. Lo si evince dal decreto dove c’è scritto, nero su bianco, che le misure attuate sono state fatte per avere acqua disponibile nel cuore dell’estate. Non possiamo permettere alla pianura di fare la padrona a casa nostra, per questo auspico che tutta la provincia faccia quadrato attorno a questo documento, dai sindaci ai consiglieri regionali».

Da Farra d’Alpago promette il suo appoggio il sindaco Floriano De Prà: «Sicuramente appoggerò questa richiesta, anche se questo livello minimo sarà difficile da mantenere, se non dovesse piovere a lungo. Chi di dovere, poi, deve pensare anche all’economia della montagna, dall’agricoltura al turismo. Non è solo la pianura ad aver bisogno di acqua».

Concorde anche Ivano Faoro, sindaco di Arsiè: «La proposta di De Carlo è simile a quella fatta sette anni fa. Abbiamo cercato di veder riconosciuta la quota minima sotto la quale un lago non possa scendere, ma ci siamo sempre scontrati con convenzioni e disciplinari che la Regione non può disattendere. Sottoscriverò questo documento, anche se so che non servirà a nulla; ciò di cui abbiamo bisogno è una legge che tuteli la montagna.E non dimetichiamo che quest’anno dobbiamo fare i conti con una situazione meteo streordinaria. L’importante è che a pagare non siano sempre i soliti bellunesi».

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