Ex Ceramica, si punta sulla vetrochina

TRICHIANA Allo stabilimento di Trichiana c’è la possibilità di incrementare la produzione di vetrochina, aumentando così gli investimenti. È quanto è emerso ieri mattina nel corso dell’incontro...
Milano, 13 luglio 2009. dipendenti dell'Ideal standard di Trichiana, accompagnati da alcuni sindaci e amministratori della Sinistra Piave protestano davanti alla sede italiana della multinazionale americana contro i tagli previsti nello stabilimento di Trichiana (ex Ceramica Dolomite)
Milano, 13 luglio 2009. dipendenti dell'Ideal standard di Trichiana, accompagnati da alcuni sindaci e amministratori della Sinistra Piave protestano davanti alla sede italiana della multinazionale americana contro i tagli previsti nello stabilimento di Trichiana (ex Ceramica Dolomite)

TRICHIANA

Allo stabilimento di Trichiana c’è la possibilità di incrementare la produzione di vetrochina, aumentando così gli investimenti.

È quanto è emerso ieri mattina nel corso dell’incontro svoltosi nello stabilimento dell’Ideal Standard di Trichiana tra le Rsu e le rappresentanze sindacali di categorie coi vertici aziendali.

Fermo restando l’accordo sottoscritto nei mesi scorsi al ministero dello Sviluppo economico, «era necessario far comprendere a tutti che c’è la possibilità di valorizzare la produzione di vetrochina nel Bellunese», ribadiscono Nicola Brancher della Femca Cisl e Giuseppe Colferai della Filctem Cgil.

«Si tratta di un tema strategico, legato agli investimenti che dovranno dare un futuro allo stabilimento bellunese. Tecnicamente, infatti, ci sarebbe la possibilità di produrre a Trichiana tutti i codici di vetrochina prodotti dall’Ideal Standard e anche di ricevere pezzi di questo tipo», precisa Brancher, che aggiunge: «Prima ci avevano detto che non si potevano fare questi prodotti da noi, ieri invece si è convenuto che è possibile».

«E questo diventa fondamentale per Trichiana, anche se i numeri della produzione oggi come oggi sono molto bassi. Era necessario ribadire cosa si potesse e non si potesse fare nel nostro stabilimento», precisa anche Colferai.

Questo elemento ulteriore contribuisce ad aumentare la flessibilità dell’azienda e magari, in prospettiva, potrebbe anche servire a sbloccare gli investimenti a oggi congelati. Quegli investimenti per cui da sempre si battono i sindacati. Nelle prossime settimane, quindi, i sindacati convocheranno le assemblee coi lavoratori per spiegare loro cosa è avvenuto ieri, poi a maggio ci sarà il coordinamento nazionale: attorno al tavolo si dovranno verificare i numeri della produzione e vedere così di sbloccare gli investimenti.

«Se non ci sarà l’intenzione di farlo, come sindacati non staremo fermi», concludono Brancher e Colferai. (p.d.a.)

Riproduzione riservata © Corriere delle Alpi