Feltre. Treni da incubo ora i pendolari contano i ritardi

FELTRE. L'ultima beffa ieri mattina, quando il treno delle 6.38 da Feltre è stato soppresso a causa di un guasto al locomotore per il freddo. La stessa sferzata di gelo siberiano - con la temperatura precipitata a quell’ora a meno 12 gradi - che ha fatto stringere nei giubbotti i passeggeri rimasti ad aspettare un'ora e mezza la corsa successiva. Ma qual è la dose di ritardo che un viaggiatore abituale assume (e sopporta) al giorno? E alla settimana, al mese e in un anno? Se lo è chiesto un gruppo di pendolari che sulla tratta Belluno- Padova, ma soprattutto partendo da Feltre, ne ha passate tante: ritardi da 40 minuti e oltre, improvvise soppressioni di convogli magari senza ricevere un’adeguata informazione, carrozze sovraffollate, senza dimenticare che dal primo dell'anno la biglietteria della stazione è aperta con due soli turni di presenza al giorno. I disagi maggiori per gli studenti, ma anche per i lavoratori: si fanno i conti per vedere se la coincidenza diventa un miraggio irraggiungibile e se si riesce ad arrivare in tempo all'appuntamento.
Penalizzati e stufi degli interminabili disservizi delle ferrovie, alcuni clienti di Trenitalia hanno iniziato un rilevamento sugli orari, aprendo un nuovo fronte di protesta che si annuncia – questo sì - puntuale. Il diario del viaggiatore. La prove del nove sta in un dossier, dove i pendolari feltrini hanno cominciato ad annotare, minuto perso dopo minuto perso, il bilancio delle odissee quotidiane vissute sui treni in partenza da Feltre alle 5.35 e alle 6.38, e su quello pomeridiano delle 17 da Padova. Nel mese di gennaio, i passeggeri hanno perso complessivamente quasi quattro ore in più del previsto prima di giungere a destinazione. Per fare qualche esempio: lunedì 2 otto minuti di ritardo sul convoglio delle 5.35 da Feltre, tre minuti giovedì 5 sul treno delle 6.38, tredici minuti lunedì 9 ancora su quello delle 5.35, sul quale i minuti persi sono stati ventisette il 12, otto il 16 e nove il 18. Altri quattordici minuti extra il 27 sul convoglio delle 6.38. Da Padova poi, tredici minuti il più il 19 e dodici il 26. In tutto, su ventuno corse rilevate all'andata, diciotto hanno presentato ritardo per un totale di 122 minuti. Al ritorno invece il numero sale a diciannove su venti, per 114 minuti imprevisti accumulati sui tabelloni luminosi. E la voce dall'altoparlante è diventata un incubo con il suo annuncio ai viaggiatori: il regionale per Padova (o per Belluno) viaggia con (cinque, quindici, trenta, di più?) minuti di ritardo. Se poi il convoglio viene soppresso, come ieri mattina nel gelo a meno 12, la rabbia aumenta e per i fruitori diventa un servizio inaccettabile.
Una denuncia necessaria. «I motivi che ci spingono a raccontare», sottolineano i pendolari feltrini, «sono vari: quantificare il tempo che Trenitalia ci fa perdere, verificare e dimostrare se le informazioni che Trenitalia offre sono veritiere, capire le relazioni che ci sono tra l'orario della linea e i ritardi, stimolare gli organi politici a prendere decisioni per migliorare il servizio ferroviario, tentare di valutare se i rimborsi che ci vengono corrisposti sono all'altezza del disagio». I dati, spiegano, «sono estrapolati prendendo in considerazione un pendolare medio feltrino tra chi percorre quotidianamente la tratta Feltre-Padova (83 chilometri), che sa a quale ora dovrebbe arrivare a destinazione e si annota il ritardo (magari diminuendolo di un minuto) quando il treno sta entrando nella stazione di arrivo». In sintesi, il pendolare ferroviario medio ha viaggiato a gennaio ventuno giorni, prendendo quarantadue treni. Di questi, trentasette hanno registrato un ritardo mediamente di poco superiore ai sei minuti. Il tempo perso complessivo è di 3 ore e 56 minuti, che corrisponde quasi al 6.7 per cento del totale previsto dall'orario ufficiale. Nel mese poi, c'è stata una giornata di sciopero con un solo treno garantito verso Padova e uno in direzione opposta.
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