«L’Eremo di Mel era un canile lager»

MEL
Un “canile lager”. Così il veterinario Luca Funes, ausiliario di polizia giudiziaria per il Corpo forestale dello stato, ha senza mezzi termini definito l’“Eremo dello sciamano”, l’allevamento di animali di Mel, nel processo che vede alla sbarra Francesca Chiampo, 65 anni, ed il compagno Gustavo Padiglione Bocchini, 65 anni (difesi dall’avvocato Mauro Gasperin), entrambi accusati di abbandono e maltrattamento di animali. Era il 2 ottobre 2009, quando gli agenti del Corpo forestale dello Stato effettuarono un blitz nel canile, su delega della procura della Repubblica di Brescia, per un’indagine riguardante un traffico illecito di cani provenienti dall’Est Europa. Su questo aspetto, i forestali, coordinati dall’ispettore Mauro Saviane, ieri testimone, non trovarono alcun riscontro. In compenso, però, trovarono 23 cani che sembravano scheletri, ricoperti dalle loro stesse deiezioni, alcuni ridotti a piccoli sacchi di pulci, come un Golden retriver infestato al punto che saltavano dal pelo tanto che lo dovettero avvolgere in un lenzuolo per evitare che saltassero loro addosso. Forestali e veterinario si trovarono davanti ad una situazione “allucinante” con gabbie elettrosaldate e all'aperto, cucce senza neanche le ciotole dell'acqua, recinti senza porta. Cani denutriti, malati, carcasse con la sola pelliccia, animali lasciati vivere negli escrementi, in pochi metri, mai puliti ed esposti alle intemperie. Sotto sequestro preventivo finirono i 23 cani di varie razze e pezzature: golden retrwier, maltesi, better, pastori, labrador, pincher, yorkshire, sherpei, puli. Ieri il veterinario Funes ha sostenuto che si trattava di cani “murati vivi” tanto che fu necessario l’uso delle cesoie per liberare i cancelli delle gabbie dagli arbusti che nel frattempo erano cresciuti. I cani furono poi affidati all’Enpa (Ente nazionale protesione animali). Nel processo l’Anpana (Associazione protezione animali natura e ambiente) s’è costituita parte civile con l’avvocato Massimiliano Xaiz.
Da parte loro i due imputati hanno respinto ogni accusa, sostenendo di aver sempre dato da mangiare e pulito le gabbie due volte al giorno. Le ossa lasciate dentro le gabbie non erano per nutrire i cani ma per rafforzare le mandibole. Il giudice ha alla fine accolto la richiesta dell’avvocato Gasperin di sentire il dottor Pierangelo Sponga, veterinario feltrino, che all’epoca effettuò dei controlli nel canile. Si torna in aula il 13 marzo.
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