Resta il malumore: Vogliamo certezze

BELLUNO
Se non sono bastati i forconi di legno, i bellunesi sulla sanità non intendono scendere a compromessi e si dicono pronti a scendere ancora a Venezia, ma questa volta coi forconi quelli veri.
All’indomani della manifestazione veneziana (la differita della giornata sarà trasmessa lunedì su Radio Più a partire dalle 21), il “popolo dei forconi” non si è ancora placato.
Se il giudizio di tutti è molto positivo sulla manifestazione e sulla grande partecipazione della gente, resta però, all’indomani dell’incontro a palazzo Ferro Fini, l’amarezza e anche la tristezza per non aver ottenuto quelle rassicurazioni che erano andati a chiedere sul loro diritto alla salute.
«Siamo tornati a casa senza alcuna certezza, però l’unica cosa di cui i consiglieri veneti devono essere sicuri è che se non ci danno quello che abbiamo chiesto e che ci spetta di diritto, noi continueremo a farci sentire, sempre di più», precisa Valeria Antoniaconi, presidente del comitato pro ospedale di Cortina. Antoniaconi si dice da un lato speranzosa che qualcosa possa cambiare per il Codivilla Putti. «Dalle parole del presidente Padrin abbiano saputo che per il Codivilla potrebbe prospettarsi un futuro più roseo: staremo a vedere». Ma poi aggiunge: «Dispiace che abbiamo sentito ancora tante parole in politichese, senza però sentirci dire realmente le intenzioni della Commissione e del consiglio veneto».
Anche il sindaco di Santo Stefano, Alessandra Buzzo si dice poco soddisfatta dell’incontro a palazzo Ferro Fini. «Non sono pienamente soddisfatta, ci sono state fatte delle rassicurazioni, ma concretamente sulla specificità del nostro territorio di montagna, nessuno si è pronunciato. Vogliamo le risorse che ci devono per la montagna, e queste risorse devono essere quantificate, non si può permettere che vengano lasciate al buon cuore, all’interpretazione. Vogliamo che i punti che abbiamo presentato vengano compresi nel piano socio sanitario, vengano messi nero su bianco. Ormai la gente è stanca di parole, e i bellunesi lo hanno dimostrato l’altro ieri con quella manifestazione. Non abbiamo trovato chiarezza, solo una manifestazione di intenti. Se avremo le risorse, anche il problema della sicurezza delle prestazioni erogate si risolve».
E poi aggiunge: «Se non vedremo quanto richiesto, protesteremo ancora: serve un occhio di riguardo per le fasce deboli».
Anche i comitati si reputano non soddisfatti. «Non abbiamo ottenuto l’ok su quanto abbiamo richiesto. Solo la promessa che lavoreranno in collegamento con noi. Staremo a vedere se questo si avvererà. Se non sarà così torneremo a farci sentire». Promette ulteriori pressioni se quelle di giovedì scorso non sono bastate anche Gianmario Dal Molin, presidente del comitato pro ospedale di Feltre. «Dobbiamo tenere la guardia alta, e vogliamo che sia messo nero su bianco quanto richiesto. Su questo ci sarà da discutere. La nostra sanità sta correndo un grave rischio, e lasciar correre non si può. Anche giovedì abbiamo sentito delle promesse, anche se ci hanno rassicurato che il piano che uscirà non sarà quello che abbiamo visto. Ci aspettiamo che venga data sicurezza sul numero degli ospedali, sui servizi previsti e sul numero delle Usl. Ai primi di febbraio ci sarà la verifica vera. Siamo pronti, eventualmente, a dare battaglia».
Paola Dall’Anese
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