«Pd senza coraggio e capacità innovativa Noi ce ne andiamo»

di Irene Aliprandi
BELLUNO
L’aria cambiò in un momento preciso, quando Monti cancellò le Province. In quell’istante, quel giorno, il Pd bellunese iniziò il percorso che lo ha portato a una frattura dalle conseguenze ancora incalcolabili.
Marco Purpora, Biagio Giannone, Lucia Olivotto, Simonetta Buttignon, Valeria Mazzucato, cioè il presidente dell’assemblea, i segretari di due circoli su quattro e una fetta di assemblea hanno abbandonato i loro incarichi nel partito e hanno deciso di alimentare la loro passione per la politica e l’impegno civile altrove, fuori dal Pd. Erano, dirigenti dei democratici bellunesi, ma per loro il termine è inadeguato: «Siamo cittadini che partecipano per passione e disinteresse alla vita politica», precisa Purpora, «in un Pd che ha oltre 50 dirigenti, noi non siamo nessuno e io conto meno di zero».
Giovedì i cinque hanno spedito la loro lettera di dimissioni a tutti i vertici del Pd, fino al nazionale e ieri hanno spiegato perché dopo anni di «impegno assiduo», hanno deciso di dire basta. «Il percorso per individuare il candidato sindaco è entrato in situazione di frizione. Il candidato (Bettiol) è uscito dall’assemblea in modo legittimo, il problema non è il rispetto delle regole», precisa Purpora, «ma la valutazione politica. Secondo noi lo spirito riformatore non è stato interpretato con la soluzione dell’assemblea; un’ampia partecipazione, le primarie, avrebbero interpretato il ruolo e il sentire della società civile. Anche Prodi e Bersani stanno rilanciando le primarie per tutte le elezioni». L’obiettivo originario del Pd, quello di costruire un grande partito riformista e innovatore, non è stato perseguito e quindi: «Ne usciamo per rilanciare un progetto più vicino alla gente e più lontano da certe dinamiche che ancora pesano nel partito bellunese». Il pensiero dei cinque riflette quanto detto da Jacopo Massaro nei giorni scorsi e l’impegno sarà comune.
Come tutti gli altri, la Buttignon parla di «momento di grande sofferenza». «Purtroppo il clima di Paiane (quando nacque il Pd bellunese) è scemato con il tempo e oggi siamo alla totale assenza di condivisione che ci mette in forte disagio». La Buttignon ricorda il Pd delle 3C: coerenza, credibilità, coraggio «quello che più manca nel Pd». «Le decisioni vengono prese nelle segrete stanze, in totale assenza di giustificazioni. Dicono che la gente è stufa di partecipare». E a chi accusa Massaro di aver lanciato la propria candidatura “anzi tempo”, replica: «Ha messo le carte in tavola, con chiarezza e trasparenza». Ora il coraggio lo prendono loro: «Lasciamo una cuccia sicura, nonostante le proposte fatte in cambio del silenzio e spezziamo il ricatto».
La Olivotto, tesoriere del partito e segretario del circolo di Cavarzano vede un Pd: «Che non è più quello capace di uscire dai vecchi schemi classici e di fare scelte diverse. I cittadini sono avanti anni luce rispetto ai partiti, chiedono di rimettere al centro il bene comune e risposte ai loro problemi in maniera scevra da logiche personalistiche».
«Pensavo che ci fosse un metodo condiviso delle idee fuori dalla politica classica», dice Giannone, «ma con rammarico osservo che il Pd non prende più la sua forza dai cittadini. Noi riconosciamo quel metodo e vorremmo proporlo alla gente con idee e iniziative».
E’ bellunese di adozione, ma l’impegno politico è una tradizione di famiglia: «Nei bellunesi vedevo un fermento in cui mi sono riconosciuta», racconta la Mazzucato. «Poi tutto si è arenato tornando indietro ai vecchi schemi. Vogliamo trovare altre vie per far rivivere questa città».
Tutto questo è già stato detto nell’assemblea del 19: «Con un intervento lucido e profondo», spiega Purpora, «Massaro ha posto la questione politica del progetto innovativo, ma nessuno ha risposto. E’ preoccupante che non vi sia riscontro politico a un tema così forte posto dal capogruppo in consiglio comunale. Da lì le cose sono precipitate fino a oggi, ma il disagio matura già da tempo». Le ambizioni personali sono escluse, sarebbero state più facili restando nel Pd: «Non cerchiamo risultati, puntiamo ad affermare un metodo che coinvolga i cittadini e non abbiamo sensi di colpa. Siamo lo specchio di un fallimento, ci abbiamo provato da dentro, quello che succederà in futuro non dipende più da noi».
Nessuna condizione, a questo punto nemmeno le primarie, perché: «Per farle seriamente è troppo tardi, non ha più senso, il partito ha preso le sue decisioni e se ne assume la responsabilità. Ma non si può abbandonarle solo perché 5 anni fa qualcuno si è comportato male o perché qualcuno le ha vissute in modo terribile».
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