L'unico sbocco a Nord possibile è turistico

Mainardi spiega perché l'autostrada non si può fare e suggerisce il tunnel del Cavallino
Bortolo Mainardi
Bortolo Mainardi
 
BELLUNO.
L'unico, realistico, sbocco a Nord per la Provincia di Belluno è il collegamento turistico con l'Austria attraverso il tunnel del Monte Cavallino. Ma bisogna programmarlo in fretta, altrimenti anche questa opportunità potrebbe sfumare per la maggiore intraprendenza delle Regioni confinanti. Il suggerimento arriva da Bortolo Mainardi, che torna sulla questione A27 spiegando perché, dal punto di vista puramente tecnico, l'autostrada non ha un futuro oltre Macchietto. Lo scenario ormai è chiaro, non resta che stabilire le priorità realizzabili e lavorare perché vengano finanziate.  Mainardi ha un osservatorio privilegiato, nel suo ruolo tecnico di componente del cda di Anas, della commissione Via-Vas al ministero dell'Ambiente e consulente per la realizzazione della terza corsia sull'A4 da Venezia a Trieste. E ci tiene a precisare che la sua analisi è tecnica: «La politica la conosco, ho provato a frequentarla ma nel praticarla ho dovuto riconoscere di non essere tagliato, sono sempre e ancora affascinato dalla sua simbologia, però la realtà e la gestione del potere ha un volto ben preciso da sempre nella storia e con il quale devi o meno saperti misurare».  
Tempi duri per le grandi vie di comunicazione?
 «Non vanno trattate solo come opere pubbliche. Sono investimenti sociali sul territorio che cambiano i connotati delle comunità attraversate. Ma se è vero che meno distanze fisiche = meno distanze economiche, è anche plausibile che non tutte le infrastrutture viarie servono allo stesso modo e non tutte servono a ogni costo».  
In provincia di Belluno però servirebbero diverse opere. Qual è il ruolo di Anas oggi?
 «L'Anas gestisce ancora l'asse di Alemagna (ss 50, 51, 51 bis e 52 Carnica) che dalla fine dell'800 ha perso progressivamente traffico, segnando la fine del canale di comunicazione attraverso le Dolomiti bellunesi. Negli anni '80 lo Stato avviò attraverso l'Anas degli interventi, il tratto autostradale Vittorio Veneto-Pian di Vedoia e vari interventi tra i quali: la galleria del Comelico, la variante a Lozzo di Cadore, la variante a Pieve di Cadore, il Ponte Cadore, la galleria e tratto Caralte - Macchietto, la Ru Corvo - Rivalgo, la galleria e tratto a Ospitale, la galleria e tratto a Castellavazzo e altri minori. In quegli anni le infrastrutture viarie assorbivano il 90-100% di risorse pubbliche, oggi esse raggiungono al massimo il 75% e nei prossimi 10-20 anni il finanziamento pubblico possibile non andrà oltre il del 25% su PPP (paternariato pubblico privato).  
Realisticamente, quali prospettive ci sono per il completamento della Venezia-Monaco?
 «Dal mio punto di vista, quindi non politico, il collegamento autostradale attraverso il bellunese con la rete autostradale europea la ritengo un'ipotesi ormai irrealistica. Il collegamento da Pian di Vedoia a Tolmezzo che avevo cercato di porre all'attenzione anche nazionale dal 2003, nel mio ruolo di Commissario straordinario per le grandi opere strategiche nel Nord-Est, direi che oggi è completamente scemato considerata anche l'ipotesi della Regione Friuli del collegamento da Cimpiello a Gemona (il bando di gara in project scade il 18 febbraio). Per far resistere ancora un'idea di collegamento tra la nostra provincia su valico confinario, suggerirei di avviare i contatti con la comunità di Lienz in Austria per riproporre una strada turistica sotto il Monte Cavallino. Direi anche di fare presto in quanto, il Friuli sta spingendo con la Carinzia per un'ipotesi di passaggio turistico sotto il Monte Croce Carnico e per l'Austria, una potrebbe escludere l'altra».  
Ma il prolungamento della A27 si fara?
 «Tra le priorità da non demordere, rimane il completamento dell'A27 fino alle porte del Cadore e risolvendo così anche il nodo di Longarone. In attesa della Via nazionale, suggerirei alla politica di verificare se esistono le condizioni per alcuni aspetti: un contributo pubblico da spalmare in cinque anni a sostegno del project con l'eventuale rimborso in clausola concessionaria (aiuterebbe il promotore a tenere basse le tariffe); realizzare in due lotti come consigliato nel parere del Nucleo Valutazione Verifica del 2009; avviare una verifica tra Regione e Anas sulla possibilità/opportunità di utilizzo della statale riclassificandola».  
Quali sono secondo lei le altre priorità?
 «Migliorare i collegamenti tra le vallate e con le provincie confinanti, modernizzando i tratti di più alta densità, cercando di coinvolgere l'interesse del mercato. Nel frattempo rimangono le annose necessità che dovrebbero essere poste su programmi quinquennali o decennali da concordare con la Regione, l'Anas, Veneto Strade e il ministero delle Infrastrutture. Mi vengono in mente: il collegamento con l'A27 tra Cadola e Col Cavalier; la messa in sicurezza della galleria del Comelico, le varianti sulla Valbelluna tra Busche, Sedico e Santa Giustina; la variante di Feltre Anzù-Nemeggio, alcuni tratti della Valle del Boite».

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