Zaia: "Belluno non avrà l'autonomia"
Il ministro candidato governatore lo ha ribadito a Padova all'apertura della campagna elettorale

PADOVA.
Ancora un no all’autonomia della provincia di Belluno. Luca Zaia, ministro dell’agricoltura e candidato alla presidenza della Regione per la Lega e il Pdl, lo pronuncia chiaro e tondo a margine della convention a Padova per l’apertura della campagna elettorale del Centrodestra. «Noi saremo la prima regione ad applicare i decreti attuativi del federalismo fiscale, saremo la prima anche a rivendicare ed ottenere maggiore autonomia», dichiara a “Il Corriere delle Alpi”, «ed in questo contesto tutte le province, non solo quella di Belluno, troveranno la valorizzazione delle specificità».
«Non ha senso, oggi, impegnarsi in una battaglia residuale, quando possiamo vincere la guerra».
Ma Belluno - gli obiettiamo - è incuneata fra due realtà autonome, speciali, anzi specialissime e ne soffre; nessun’altra realtà del Veneto è in queste condizioni. «Ma perché solo l’autonomia per Belluno? Perché no anche per Rovigo o per Treviso?».
Zaia, sotto l’assalto di decine di tivù, trova il tempo per aggiungere una sua riflessione sui Comuni di confine che hanno chiesto di traslocare chi in Trentino, chi in Friuli: «Agli amici di Sappada piuttosto che di Lamon, cui riconosco la situazione di disagio in cui vivono, porto l’assicurazione che con il federalismo fiscale applicato al Veneto, e quindi con una maggiore autonomia, risponderemo anche alle esigenze di giustizia che loro pongono». Campa cavallo? «No, i tempi saranno strettissimi».
Intanto, però, le terre alte soffrono. E non soltanto per le difficoltà dell’agricoltura, prima ancora per la crisi di tante, troppe aziende: «La montagna, in questi anni, ha sempre avuto un occhio di riguardo. E se sarò eletto presidente», aggiunge Zaia, «continuerà ad averlo, attraverso, ad esempio, maggiori fondi del Piano di sviluppo rurale».
In sala c’è l’assessore Oscar De Bona, candidato del Pdl (“sarà una bella battaglia”, confida); non c’è il suo diretto antagonista, Dario Bond, galaniano di ferro. C’è, invece, Matteo Toscani, candidato della Lega. E c’è pure Giampaolo Bottacin, presidente della provincia di Belluno. A quando - gli chiediamo - la zona franca per il Cadore?. «A presto», si limita a dire, con un sorriso. Cioè mai? «No, l’accordo esiste già. Adesso ci sono le fibrillazioni della campagna elettorale, ma subito dopo arriveremo al dunque». Annuisce Toscani che gli sta a fianco. «E’ già fatta», conferma.
Cerchiamo riscontro da Zaia. Il tema è delicato per il candidato presidente. Anche lui annuisce, ma preferisce rinviare una riflessione compiuta.
Per ritornare, invece, ai temi più specificatamente regionali. «Dobbiamo mettere in piedi una squadra di governo che sia chiara, oltre che forte, perché dobbiamo dimostrare al Governo che siamo la prima regione a testare i decreti sul federalismo fiscale», sottolinea. Un federalismo a geometria variabile, come lo definisce, con il Veneto che per primo taglia il traguardo.
Posti gli obiettivi - e tra questi l’occupazione, con la salvaguardia del manifatturiero, le Olimpiadi a Venezia, i Campionati mondiali a Cortina -, il candidato governatore chiama tutti al massimo di responsabilità. A chi avesse dei dubbi all’interno del Carroccio, precisa: «Certo, da soli avremmo fatto prima, ma insieme si fa più strada».
«La mia preoccupazione», aggiunge, «non è tanto per chi sta già dentro, ma per chi sta ancora fuori: dobbiamo evangelizzare gli infedeli».
E poi una singolare raccomandazione. Singolare perché anche il suo diretto avversario, Giuseppe Bortolussi del Centro Sinistra riconosce che «loro sono 20 punti avanti».
«Non date per scontata questa campagna elettorale ed il suo risultato», ammonisce rivolto al “popolo dei candidati” del centrodestra. «Ho visto altre campagne elettorali andare male», insiste, raccomandando ai suoi di lavorare “pancia a terra”, e ammettendo anche che ci sia competizione fra i due partiti, il Pdl e la Lega.
«Noi non dobbiamo vincere, ma stravincere», perché - spiega - «dobbiamo avere la forza di imporre a Roma le riforme che ci servono, anche quelle più ostiche».
E a quanti saranno eletti, Zaia fa un’ultima raccomandazione: «I
primi due mesi della prossima legislatura dovranno essere dedicati alla modifica dello Statuto regionale».
Non c’era Bond alla convention, quindi non c’era neppure Galan. Due gli applausi che il governatore ha raccolto, per iniziativa del ministro Brunetta.
Ma sarà lui, il presidente uscente, a raccogliere l’eredità di Zaia, al ministero dell’agricoltura? «Nulla è stato ancora deciso», risponde Paolo Gobbo, segretario regionale della Lega.
E Aldo Brancher, sottosegretario, bellunese: «Giancarlo Galan sarà ministro soltanto se la Lega vincerà anche in Piemonte». Altrimenti? «Gli daranno qualcosa d’altro».
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