Sgarbi, appassionata difesa dell’arte «Il lockdown nei musei? Inutile»

Il critico come suo costume non le manda a dire inaugurando la mostra “Paesaggi d’Italia” al Rimoldi
Marina Menardi

CORTINA

«È bello tornare a Cortina, così come è brutto andarsene».

Con queste parole Vittorio Sgarbi si è congedato ieri da “Ra ciasa de ra Regoles”, dopo aver presentato la nuova mostra collettiva “Paesaggi d’Italia”, allestita al primo e secondo piano del museo d’arte moderna Rimoldi.

«Il tempo passa velocemente, eravamo qui due ani fa, e oggi ci ritroviamo, dopo un anno di lockdown, una parola mai sentita prima. Ci hanno chiusi, ci hanno costretti al distanziamento sociale. Ci hanno impedito perfino di andare in bici per tre mesi. Hanno instaurato il coprifuoco, questo termine che ci porta ai tempi di guerra. In piccoli luoghi con pochi abitanti a che serviva?», ha esordito Sgarbi, «e, in tutto ciò, il settore che ha subito di più questa situazione è stata la cultura. Si sono chiusi i musei e i teatri, mentre i trasporti e altre circostanze dove il virus circola liberamente no. Abbiamo patito una violenza senza precedenti. Ma ora si può riaprire, e lasciare che gli artisti possano esprimersi, perché la creatività è diritto di tutti. L’artista deve continuare a vedere, a osservare, per poi esprimersi in modo diverso e andare oltre».

La mostra collettiva “Paesaggi d’Italia” ideata da Sauro Moretti e Nino Ippolito, fotografa lo stato dell’arte contemporanea in Italia raccogliendo opere di artisti del panorama nazionale e internazionale selezionati da Vittorio Sgarbi. Il tema indagato è il paesaggio italiano nelle molteplici sfumature di visioni personali, di unicità e di luoghi. Ed è sulla parola “paesaggio” che si è soffermato ieri il critico d’arte.

«Questa mostra riesuma una parola che oggi pare dimenticata. Oggi abbiamo il ministero della Transizione Ecologica: cosa vuol dire? Mettere pannelli sui tetti invece che sui prati? Mattarella, che è saggio ed ha una certa età, ha rievocato la parola paesaggio, che evita tutta la retorica sull’ambiente, l’inquinamento; e noi in Italia, il Paese più bello del mondo, dobbiamo tutelare questo. In Sicilia le pale eoliche hanno rovinato il paesaggio. Le Dolomiti per fortuna sono Patrimonio Unesco e quindi non arriveranno le pale eoliche. Ma il paesaggio è anche interiore, luogo dell’anima, che muove la sensibilità e la delicatezza dell’artista. E così i panorami evocano amori, storie, profumi, ricordi, luoghi, persone. Tutti insieme presentiamo ora la collezione Rimoldi affiancata da 20 autori sul tema del paesaggio. Ogni artista ha dimostrato impegno, ricerca. Credo che queste opere avranno successo».

Irene Pompanin è intervenuta per conto della commissione cultura delle Regole.

«Benvenuti a tutti nella casa delle Regole e nel museo Rimoldi, e grazie al maestro Sgarbi per essere tornato. Ospitiamo di nuovo arte e bellezza».

Per i saluti istituzionali anche il sindaco Ghedina.

«Grazie davvero alle Regole che negli ultimi anni ci hanno regalato tanta bellezza. Sgarbi ha un rapporto consolidato con Cortina. Siamo ritornati in presenza, e ora tanti turisti potranno godere di questa mostra». —



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