Il Bellunese è primo in Italia per l’incidenza dei contagi: 7,52%

Il secondo posto è occupato a distanza da Treviso col 5,94%. Cinquetti: «Qui in provincia si eseguono più tamponi»

BELLUNO. Maglia nera in Italia per la provincia di Belluno nella specifica classifica dell’incidenza del Covid sulla popolazione, ovvero il risultato del rapporto tra le positività registrate dall’inizio della pandemia e il numero dei residenti. Considerando i 202 mila abitanti e gli oltre 15 mila positivi ad oggi registrati, l’incidenza nel Bellunese è pari a 7,52%. In seconda posizione, a debito distacco, troviamo Treviso con un’incidenza pari al 5,94%, seguita da Varese con 5,92 %. Al quarto posto c’è Como con il 5,77%, seguita da Aosta con il 5,65%, Bolzano con il 5,62%, e Verona con il 5,60%. All’ottavo posto c’è MonzaBrianza con il 5,59%, seguita da Milano con il 5,38% e Piacenza con il 5,32%.

Si fanno più tamponi



«Questa situazione ci accompagna da sempre, anche nella prima ondata avevamo avuto dati di incidenza significativi e questa seconda ondata li ha confermati», spiega il direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Usl 1, Sandro Cinquetti, che fornisce tre chiavi di lettura. «Una spiegazione certa è pressochè impossibile, anche perché di questo virus ad oggi si conosce ancora poco. Si possono fare delle ipotesi», sottolinea. «Noi eseguiamo un numero di tamponi molecolari ampiamente superiore alla media regionale e alle Usl contermini. Questo comporta che andiamo ad identificare una casistica sommersa fatta di soggetti asintomatici o con pochi sintomi. Della serie chi cerca trova. E visto che l’incidenza dei casi si basa sui positivi, questo fa salire i numeri».

Fa più freddo



Per Cinquetti questo triste primato può essere legato al fatto che «Belluno è un territorio freddo, e nei territorio freddi le malattie respiratorie da sempre sono più significative, sia perchè il nostro organismo presenta difese leggermente indebolite proprio dal clima, sia perché, facendo freddo, sii resta più a lungo al chiuso e si vive meno all’aria aperta. IN questo modo le occasioni di contagio sono ampiamente superiori». «Anche noi abbiamo analizzato i contatti e abbiamo visto che all’aperto sono meno pericolosi di quelli al chiuso. E poi il Bellunese ha una cultura di areazione ridotta, proprio per cercare di mantenere gli ambienti caldi».

epidemia post estiva

Il direttore della Prevenzione non ha dubbi: «In provincia c’è stata una circolazione di qualche ceppo virale particolare, derivante dalla diffusione post estiva, che si è manifestata con il violento focolaio in Comelico, che poi ha avuto una diffusione veloce anche in altri territori». I dati delle ultime tre settimane descrivono però una flessione dell’incidenza complessiva: «In parte potrebbe derivare dal rallentamento dell’esecuzione dei tamponi durante il periodo natalizio, ma una leggera tendenza positiva la stiamo notando. La speranza è che questa flessione, accompagnata da un elevato tasso di adesione al vaccino, ci permettano di ridurre i contagi».

primato di vaccinazioni in veneto

La provincia di Belluno in Veneto è la migliore per numero di vaccini somministrati rispetto a quelli arrivati. Siamo a oltre il 60%. «Abbiamo registrato in queste prime giornate di vaccinazione un tasso di utilizzo delle dosi maggiore rispetto al Veneto», dichiara ancora Cinquetti. «Credo che dipenda da varie cose. Dapprima ci siamo preparati all’arrivo del vaccino con molta cura e abbiamo avuto un supporto importante della Farmacia ospedaliera, che ha messo a disposizione la propria unità di preparazione di farmaci speciali. Così facendo, ci ci siamo trovati con le siringhe già riempite sul vassoio e con una velocità nella preparazione delle dosi molto elevata. Sicuramente il V-Dday di domenica è stato importante come numeri di adesione». Fino a ieri erano state vaccinate 1.454 persone e oggi arriveranno altre 2.340 dosi per la settimana .

i contagi

Per il direttore del Dipartimento di prevenzione, l’ordinanza regionale che prolunga per tutto il mese di gennaio la didattica a distanza per le scuole superiori va nella direzione giusta: «Si evitano occasioni di aggregazione sociale significative, che, per definizione, aumentano il rischio di diffusione virale. La decisione veneta riduce la probabilità di contatti tra i giovani che hanno giocato un ruolo importante, non dimentichiamolo, nella diffusione del Coronavirus. Scuola e luoghi per il tempo libero sono sedi di aggregazioni non controllabili». Per Cinquetti, comunque, gli sforzi fatti in queste settimane daranno a breve il loro frutti, anche se «non siamo stati in lockdown come in primavera». Resta il problema dei decessi: «Il virus manifesta in alcune persone un’aggressività particolare, ma i decessi registrati oggi derivano da un’infezione presa 3-4 settimane prima». —

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