La Sap impugna il fallimento: «Fermate la sua liquidazione»

La sentenza della Corte d’Appello sull’azienda dei rifiuti è fissata per settembre I Dalla Santa sono ai domiciliari su richiesta della Direzione distrettuale Antimafia

Fonzaso

La Sap ha impugnato il fallimento. Per conto dei soci Remo e Alessio Dalla Santa, lo studio legale Forte di Milano ha presentato alla Corte d’Appello di Venezia una richiesta di sospensione dell’attività liquidatoria. Cioè la vendita dei beni, della quale si stava occupando il curatore fallimentare dell’azienda di smaltimento di rifiuti di Fonzaso, Luciano Licini. L’obiettivo è quello di arrivare alla revoca della sentenza di fallimento pronunciata nel mese di marzo dal giudice del Tribunale di Belluno, Paolo Velo.

L’esposizione accertata dalla Procura della Repubblica di Belluno ammontava a circa 800 mila euro, una cifra che rendeva impossibile pensare che l’azienda potesse risollevarsi.

Nessuno dei soci è indagato per questo, di conseguenza non si è mai parlato di bancarotta fraudolenta. L’indagine riguarda soltanto la violazione delle leggi in materia ambientale.

Lo scorso 4 giugno c’è stata un’udienza interlocutoria a Venezia, nella quale l’avvocato Forte da una parte e la collega bellunese Pinto dall’altra hanno prodotto delle memorie. La sentenza sul merito è attesa per il 17 settembre: la Corte d’Appello potrebbe autorizzare Licini a continuare a vendere un patrimonio quantificato sui 250 mila euro, nel frattempo ci sono state delle fideiussioni alla Provincia di Belluno per un totale di 327 mila euro, «grazie anche al contributo del sindaco fonzasino Giorgio Slongo e dei referenti provinciali del settore Ambiente, Antonella Bortoluzzi e Franco Fiamoi», fa sapere Licini.

Si passa nel penale, ma sulla decisione della magistratura veneziana potrebbero pesare le due inchieste che negli ultimi tempi hanno coinvolto la Sap. Per cominciare, la maxi operazione partita da Milano a giugno 2019 sul traffico illecito di rifiuti, che aveva portato all’arresto di 24 imprenditori in tutta Italia, tra i quali Alessio Dalla Santa, che ha poi patteggiato due anni e due mesi con i difensori bellunesi Antonio Prade e Massimo Montino.

E poi quella più recente della Direzione distrettuale Antimafia di Trieste, che è culminata con l’emissione di sei ordinanze di custodia cautelare, due delle quali a carico di Alessio e Remo Dalla Santa. Entrambi sono agli arresti domiciliari, dopo che il Tribunale del Riesame ha respinto l’istanza della difesa. Attesa per le motivazioni, sulla base delle quali si valuterà un ricorso per Cassazione. La magistratura giuliana si è riservata sul sequestro preventivo dei beni.

Nel frattempo continuano i sopralluoghi nel cortile dell’azienda affacciata sulla statale 50 dove sono stoccate tonnellate di rifiuti, soprattutto plastica e carta. Alla presenza di un tecnico comunale sono stati liberati gli estintori, perché non si può sottovalutare il pericolo di un incendio. —



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