Sì alle Olimpiadi e al collegamento: è il messaggio che arriva dagli alpini

Durante la sfilata lo speaker ha affrontato alcuni dei più importanti temi dell’attualità bellunese, compreso lo spopolamento



Grazie agli alpini, a Milano per l’Adunata del Centenario, ora tutta Italia sa che in provincia di Belluno c’è un territorio che vuole il collegamento sciistico tra il Comelico e la Val Pusteria. Che esiste un problema spopolamento e che iniziative come questa possono contrastarlo. Sa anche, l’Italia, di dover tifare perché il Cio scelga la candidatura olimpica Milano-Cortina.


Lo sa perché l’avvocato Nicola Stefani, di Pieve di Soligo, “megafono” dei raduni, lo ha spiegato puntualmente alle 500 mila tra penne nere e loro amici che erano schierati all’ombra del Duomo di Milano e lungo le strade della città e perché numerosi utenti l’hanno – ammette Roberto Padrin, presidente della Provincia, che come tale ha sfilato a Milano – appresa da decine di canali televisivi collegati.

«Ancora una volta dobbiamo ringraziare gli alpini perché hanno “alzato la voce” sui problemi di maggiore attualità che affrontiamo».

Quando mancavano 20 minuti a mezzogiorno s’è affacciato, all’angolo del Duomo, la Protezione civile del Nord Est. In prima fila l’assessore Gianpaolo Bottacin, capello d’alpino in testa. A pochi metri da lui una volontaria con un cuscino rosso e un cappello d’alpino. Era quello del mitico Rinaldo De Rocco, già sindaco di Canale d’Agordo, scomparso da poco.

Il suo nome è risuonato nella piazza della Madunina e il primo a commuoversi, tanto da avere la voce rotta, era lui, Stefani. Un brivido ha percorso i 3 mila bellunesi presenti. Rinaldo, l’icona non solo degli alpini ma degli uomini delle terre alte.

Si è affacciato un timido raggio di sole quando si sono palesate le magliette rosse della sezione Cadore, in testa il presidente Antonio Cason, alle spalle il consiglio della sezione e alcuni sindaci, tra loro Fausto Bortolot, presidente della Magnifica Comunità del Cadore.

Dagli altoparlanti è stato scandito l’impegno dell’Ana per lo sviluppo del Comelico e, quindi, a sostegno delle nuove piste e degli impianti per il collegamento con la Pusteria. «Per evitare di dover prendere la valigia in mano ed emigrare», ha detto lo speaker.

Poi le magliette bianche di Belluno, al comando il vicepresidente Arrigo Cadore e, insieme ai sindaci, anche Roger De Menech.

«100 anni di coraggio – questo il messaggio dello striscione – per agire, ma anche di impegno per servire». Soprattutto nella solidarietà. La Fanfara della Cadore ha ritmato i passi veloci.

«Veloci perché – come ha spiegato Cadore – la strada era ampia e si poteva tranquillamente marciare per 9». Sotto le guglie del Duomo poteva essere dimenticato il bellunese Dino Buzzatti? Evidentemente no. È stato lui a paragonare quelle guglie ad una parete dolomitica.

Quindi, prima il rosso, poi il bianco, ed ecco il verde dei Feltrini. «Da 100 anni sulle orme dei nostri padri» proponeva un lungo striscione.

«Potrebbe essere l’ultima volta che le tre sezioni sfilano separate – conferma il presidente Stefano Marech -. Al raduno triveneto di Tolmezzo marceremo uniti, per ridare unità al tricolore, a testimonianza di un comune impegno. Ma sia chiaro che la Cadore, Belluno e Feltre non si fonderanno, manterranno la loro autonomia. Ciascuno di noi ha rispetto per la propria storia».

Commozione fino alle lacrime anche in un altro momento, quando la sfilata si è fermata per rendere omaggio ad Iroso, l’ultimo mulo degli alpini. È morto recentemente il “generale”, aveva la matricola 212; ieri c’era il suo basto, portato tra la folla da Toni De Luca, che nel 1993 aveva salvato il quadrupede dalla macellazione.

Numerose le penne nere della provincia che ancora si ricordavano di quel compagno di (dis) avventura. Dalla tribuna d’onore, il presidente Luca Zaia ha fermato il corteo, pochi secondi, è sceso ed ha accarezzato la “reliquia”. —


 

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