Organoidi e tessuti rigenerati La ricerca pubblicata su Nature

Una ricerca condotta con il team Prisca Liberali insieme a due colleghi _ Denise Serra e Urs Mayr _ e resa possibile da un microscopio brevettato con un altro collega. Poi, il mese scorso, l’enorme soddisfazione di vedere la ricerca pubblicata su Nature, non prima di avere fornito ulteriori elementi per la sperimentazione e la verifica dei risultati ottenuti in laboratorio. Andrea Boni si gode il momento. Il lavoro portato avanti sugli organoidi, ovvero lo sviluppo di un organo in miniatura capace di ricostruire i tessuti dell’intestino, è stato accreditato a livello internazionale. «Ma ci è voluto un altro anno di sperimentazioni e la presentazione in conferenze scientifiche», afferma il ricercatore. «Da qui è nato l’interesse di Nature e dopo un altro anno di sperimentazioni, nel numero di aprile c’è stata la pubblicazione».
Il pallino per la scienza e la ricerca Andrea ce l’aveva fin da quando frequentava il liceo biologico all’Istituto Canossiano, partendo ogni mattina da casa a Seren del Grappa. Da allora _ sono ormai passati quattordici anni _ di strada ne ha fatta tanta: dalla laurea all’Università San Raffaele di Milano, ai cinque anni trascorsi ad Heidelberg in Germania per poi approdare in Svizzera, prima con un post dottorato all’Istituto Friedrich Miescher per la ricerca biomedica (Fmi) di Basilea per poi approdare con la start up Viventis all’ Epfl Innovation Park di Losanna.
Infine lo studio sugli organoidi grazie al quale è stato ricostruito il laboratorio il “film” della rigenerazione. Lo sviluppo di un organo in miniatura (l’organoide appunto), è stato per la prima volta ripercorso a partire da una singola cellula e il risultato, pubblicato sulla rivista Nature, è la chiave per produrre più facilmente dei mini laboratori fatti di tessuti viventi per studiare malattie e sperimentare farmaci. Un risultato che ha avuto il sapore di una sfida: l’obiettivo era comprendere come è possibile ottenere una struttura complessa come un organoide in cinque giorni senza un corpo. Il risultato è stato ottenuto con i tessuti dell’intestino, la cui struttura tridimensionale è stata fatta sviluppare a partire da una singola cellula fino a ottenere l’organo in miniatura.
Andrea raccoglie il frutto di tanti sacrifici e non nasconde la soddisfazione: «Il bello per un ricercatore è che quando fai qualcosa, quando ottieni un risultato, sei il primo a saperlo. Ci vuole tanta curiosità per fare questo lavoro e alla capacità si deve aggiungere anche un po’ di fortuna, cioè essere nel momento giusto nel contesto giusto. In Svizzera ho trovato l’ambiente perfetto dove sviluppare questa ricerca. Con il team Prisca Liberali di cui faccio parte abbiamo puntato su un progetto innovativo e per certi versi rischioso. Alla fine abbiamo raccolto il risultato».
Boni è ormai un ricercatore di fama, ma anche innovatore. Perché il microscopio che ha permesso di ottenere il successo nella ricerca è frutto di una start-up creata assieme a un collega. Uno strumento che sta suscitando l’interesse dei grandi laboratori di ricerca internazionali: «È stata un’altra sfida avventurosa. Abbiamo realizzato il prototipo che ci è servito per sviluppare e completare la ricerca sugli organoidi», spiega ancora Andrea Boni. «Da allora ci siamo mossi per sviluppare l’aspetto commerciale del microscopio. Finora ne abbiamo venduti tre e siamo in trattativa per il quarto. È un aspetto stimolante dell’attività sul quale mi sto concentrando in questo periodo».
Il giovane ricercatore vede ormai il presente e il futuro lontano dall’Italia: «Non perché in Italia non si faccia ricerca, ma quando una persona vuole buttarsi su un campo totalmente innovativo è più facile trovare supporto all’estero. Con il collega Petr Strnad abbiamo fondato questa start-up, la Viventis Microscopy, per sviluppare un nuovo tipo di microscopio a fluorescenza che può creare un intervallo di tempo in un organo vivente. Fotografando l’organoide ogni cinque minuti per cinque giorni è possibile, ad esempio, seguire con precisione come una cellula staminale si sviluppa in un organoide intestinale».
Compatibilmente con gli impegni, Andrea cerca di mantenere i contatti con la i genitori originari di Seren ma da qualche anno trasferiti a Feltre. La sua passione per la bicicletta gli sta facendo pensare a una trasferta in occasione del tappone dolomitico Feltre – Monte Avena dell’1 giugno: «Mi piacerebbe venire a vederlo. Quando ho un po’ di tempo», aggiunge il ricercatore, «mi piace andare con la bicicletta e l’arrivo del Giro d’Italia può essere un bel pretesto per venire a casa qualche giorno. Sento spesso i miei genitori e gli amici al telefono, ma venire di persona è un’altra cosa». —
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