Epatite C, la guarigione è superiore al 90 per cento

feltre
La guarigione clinica da epatite C (superiore al 90 per cento) ha riguardato qualche centinaio di pazienti seguiti dall’équipe di gastroenterologia di Feltre dal momento in cui il Santa Maria del Prato è stato accreditato, al pari di un centro hub, alla prescrizione e somministrazione dei farmaci biologici. La buona notizia è che dai 60 mila euro messi in preventivo all’inizio per ogni trattamento, la spesa si è progressivamente abbassata a 38 mila per arrivare ai quattromila attuali. Ciò ha già permesso e consentirà di estendere il numero di pazienti fra quelli in attesa di trapianto epatico, fra i più complessi e più costosi, quelli già trapiantati o affetti da fibrosi epatica a prognosi infausta.
Di questo si è parlato ieri, quando il direttore generale dell’Usl Dolomiti e il direttore sanitario Giovanni Maria Pittoni hanno presentato il master di “infermiere specialista in patologia e endoscopia dell’apparato digerente”, un’alta specialità infermieristica che rappresenta, ha detto il dg, un altro importante riconoscimento da parte dell’università di Padova e «un’iniziativa di qualità che dà spessore all’alta formazione in un contesto, come quello della gastroenterologia, che connota il polo di riferimento regionale per le patologie gastrointestinali».
I dirigenti si sono soffermati sul ruolo sempre più incisivo dell’infermiere con laurea e alta specializzazione che riguarda l’emergenza in quota (terza edizione del master a Feltre) e quella ora di “infermiere in gastroenterologia” «anche per lo scenario che si profila in Italia, con la carenza di medici e i bisogni di un’assistenza sempre più qualificata affidata a un team infermieristico di super-esperti con padronanza nella gestione clinica. Una strategia ben consolidata in molti Paesi europei».
È spettato al primario Michele De Boni, anima di questa iniziativa di formazione «che si è concretizzata grazie a una situazione ospedaliera favorente», declinare le nuove competenze degli infermieri dopo il conseguimento del master. «L’infermiere entrerà in sala endoscopica per la parte interventistica, e curerà dal punto di vista clinico il controllo delle malattie infiammatorie croniche come il morbo di Chron, gestirà l’infusione delle terapie immunosoppressive (quelle anti-rigetto), coordinerà la sorveglianza del rischio di cancro colorettale nelle malattie infiammatorie cronico-intestinali di lunga durata e lo screening della popolazione a rischio cancro. Potrà fare una rettoscopia autonomamente e posizionare un catetere per il reflusso».
Il master «è una grande opportunità», ha detto la coordinatrice Liliana D’Agostini, «che permette di accrescere competenze e capacità in endoscopia avanzata, oltre che nella gestione degli ambulatori dedicati». Il master inizierà il 7 novembre nella sede del Campus. I posti disponibili sono una quindicina. La durata è di due anni. Bisogna essere già formati alla professione infermieristica. La domanda di preiscrizione va spedita entro il 2 ottobre al “Dipartimento scienze chirurgiche e gastroenterologiche”. Per informazioni il referente è Renzo Zanotti del dipartimento di medicina di Padova (049/ 8275400).
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