Candidatura a forte rischio senza l’accordo su un nome

CORTINA
Potrà mai Cortina condividere la candidatura olimpica con Milano e con Torino? «No», risponde il sindaco Gianpietro Ghedina. No, afferma Luca Zaia, presidente del Veneto.
«Il Cio», ricorda, «identifica l’Olimpiade con una città. Ben venga se il Coni propone, come tutti a Nordest (e non solo) ci auguriamo la città di Cortina, capitale mondiale dello sci, dove la neve non occorre fabbricarla. Ma se la città è un’altra…».
Il governatore non conclude neppure la riflessione, perché non vuole prendere in considerazione l’ipotesi infausta, anche se è convinto che la promozione della “Regina delle Dolomiti” in questi mesi è stata eccezionale e a costo zero; tutti, d’altra parte, gliene danno atto.
È pur vero che Giovanni Malagò, presidente del Coni, continua ad insistere con il suo “sogno” di una candidatura unica, sperando, tra l’altro, che la politica non si metta di mezzo.
Il timore, in queste ore, negli stessi ambienti Coni, più ancora che nei palazzi governativi, è che in assenza di un accordo sulla candidatura, e, dunque, in presenza di un bailamme politico, lo stesso Coni non si trovi costretto a ritirare la disponibilità dell’Italia. Come hanno fatto Sion in Svizzera e Graz in Austria. L’ipotesi non è peregrina e qualcosa di più se ne saprà a margine della Commissione di esperti che terrà la prima seduta lunedì. Ieri Malagò ha manifestato qualche preoccupazione significativa in questo senso.
«Non dobbiamo disperdere questo fortissimo desiderio di ospitare i Giochi invernali 2026 con variabili esterne che possono nascere da altri mondi», ha detto a Roma. «Chiedo ci sia una competizione sportiva, nel rispetto delle regole, neutrale: una volta che uscirà un vincitore, non ci sia un intervento della politica da fuoco amico contro chi ha vinto. È solo una questione di buonsenso».
Pare un appello rivolto a Torino, piuttosto che a Cortina; Malagò, si sa, preferirebbe Milano. Proprio l’altro ieri il Consiglio nazionale del Coni ha inviato al Cio la delibera della candidatura italiana appoggiata dal Governo: entro il 10 settembre una commissione ad hoc dovrà scegliere, in base a 13 linee guida, la migliore candidatura tra Cortina, Milano e Torino. In Piemonte, qualche sindaco delle valli olimpiche, ha detto che un compromesso alla Malagò, quindi una candidatura unitaria, sarebbe il male minore, anche se da quelle parti tutti puntano (ma non scommettono) su Torino.
Anche ai piedi delle Tofane c’è qualche operatore “ecumenico”, ma il rischio è che se la città identificativa fosse Milano, la ritrovata coesione dolomitica, tra Cortina, Trento e Bolzano salterebbe con gravi conseguenze. Le poche gare assegnabili al Nordest dovrebbero essere concentrate in un unico sito. Il che scontenterebbe i partner. Ecco perché sia il Comune che la Regione non vogliono nemmeno prendere in considerazione questo scenario. —
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