Varianti, Zaia tuona contro i burocrati

CORTINA. La valutazione d’impatto ambientale, se necessaria, va fatta; ma siccome per Cortina c’è un commissario, anche questa procedura dev’essere velocizzata sottoponendola al vaglio commissariale.
«Altrimenti qui non la finiamo più e rischiamo una figuraccia non solo con i Mondiali, ma anche in vista della candidatura olimpica. Ma sappiano i burocrati romani che, se succedesse, la responsabilità sarebbe solamente loro».
È il presidente della Regione, Luca Zaia, a fare la voce grossa. È indispettito perché la Regione ce la sta mettendo tutta perché Cortina ed il Cadore possano fare bella figura. La “regina delle Dolomiti” avrà anche un nuovo ospedale, il Codivilla. Invece…
«Invece i burocrati stanno ingabbiando un evento sportivo di primaria importanza anche sociale come questo», sbotta il governatore, «in un procedimento ordinario. Non mi pare davvero il massimo».
Stiamo parlando ovviamente della variante di Cortina, che deve essere sottoposta a “Via” per decisione della specifica commissione del ministero dell’Ambiente. Così come le varianti progettate da Anas per Tai, Valle e San Vito.
«Sia chiaro: lungi da me l’idea di contestare la necessità di una valutazione attenta, a maggior ragione quando si opera in un contesto ambientale così delicato. Il dovere della tutela è sacro, per i privati come per il pubblico. Ma qui abbiamo un commissario e, considerati i tempi molto brevi a disposizione, abbiamo pure delle norme che sveltiscono ogni procedura. Non è possibile», afferma Zaia, «che questi progetti tanto urgenti vengano trattati come tutti gli altri. Siamo in emergenza, quindi ci si diano i tempi rapidi che occorrono. Visto che le norme consentono di farlo».
Il timore del presidente, come pure di tanti ampezzani, è che il parere positivo arrivi fuori tempo massimo.
Nel dossier di 40 pagine della commissione si scrive che, nel caso specifico, “le diverse criticità sottolineate sulla insufficiente analisi del territorio interessato dall’opera, visto e considerato il sensibile e delicato sistema-ambiente di Cortina, debba obbligatoriamente richiedere un maggiore approfondimento sulle interferenze che la nuova strada in progetto determina nel contesto naturale”. La progettazione è di Anas, che ora dovrà rifarla con un vero studio di impatto ambientale e l’analisi dell’opzione zero, cioè delle alternative, spiegando le motivazioni dei tracciati scelti. Il tutto farà slittare i tempi al prossimo anno.
«La commissione si sta davvero trasformando, come abbiamo detto in altre circostanze, in un ufficio complicazioni affari semplici. Ma, allora», si chiede Zaia, « a che cosa è servito dotare Cortina di nuove procedure?».
Per il governatore non ci sono dubbi: il commissario deve fare subito la voce grossa.
«I burocrati romani sappiano bene, fin da oggi», ammonisce il presidente, «che, se nonostante commissariamento e normativa procedurale ci saranno ritardi, solo loro potranno essere imputati dei mancati obiettivi infrastrutturali».
Zaia, evidentemente, teme sì una figuraccia, ma anche possibili conseguenze sulla candidatura olimpica che da qui ad ottobre deve superare delle tappe delicate e fondamentali per vincere la concorrenza di Milano e Torino.
«Cortina e il Veneto ci sono, hanno buone probabilità di portare a casa il risultato. Noi ce la mettiamo tutta, ma non possiamo permetterci di sbagliare nemmeno una virgola».
A questo riguardo il governatore allarga lo sguardo da Cortina a tutte le Dolomiti.
«Quando dico che non possiamo permetterci errori», aggiunge, «mi riferiscono anche al tema dei passi dolomitici. Non so se soluzioni come il contingentamento degli accessi possano essere quelle più sagge. Mi pare di no: danno un messaggio negativo, interpretabile come chiusura dei passi. È accaduto anche l’anno scorso, non rifacciamo l’errore».
Qualche intervento ci vuole, ma che non sembri punitivo, è il parere di Zaia. Il quale conclude con una considerazione più generale: «I bellunesi cerchino di non farsi male da soli. Lo dico anche per la sanità. Chi mai può pensare che noi vogliamo chiudere gli ospedali? In questi anni chi ha lanciato allarmi come questi, ha dovuto sempre ricredersi».
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