Cortina teme soltanto Sion e Calgary

BELLUNO. Tutto confermato. Sono sette i Paesi che hanno presentato ufficialmente la manifestazione d’interesse a ospitare le Olimpiadi invernali del 2026. Il Cio, infatti, ha ricevuto le manifestazioni d’interesse dei Comitati olimpici di Italia (con Cortina, Milano e Torino), Austria (con la città di Graz), Canada (Calgary), Giappone (Sapporo), Svezia (Stoccolma), Svizzera (Sion) e Turchia (Erzurum).
Chi teme di più Cortina? «Nessuno mi verrebbe da rispondere», dice il sindaco Gianpietro Ghedina, «se penso ai 1300 km di piste che il sistema dolomitico offre. Ma oggettivamente sono forti le candidature di Sion, in Svizzera, e di Calgary, in Canada». Più Sion che Calgary, precisa il sindaco. «È proprio per questo, immaginando ciò che Sion e Calgary rappresentano in termini di potenzialità sciistica», ricorda Luca Zaia, presidente della Regione, «che ho proposto la corsa a Cortina piuttosto che a Venezia. Il Coni ci deve riconoscenza per aver completato con Cortina la terna. Cortina come capitale mondiale dello sci».
Il prossimo anno, a settembre, la scelta del Cio, che terrà assemblea a Milano e che in questa sede opzionerà la prescelta. «La verità», riflette a voce alta il sindaco Ghedina, «è che il Cio deciderà non solo in base all’offerta tecnica, ma anche alla disponibilità politica». E cioè? «Dovremo avere un Governo forte per un sostegno ancora più forte alla candidatura italiana», risponde il sindaco. «Dovremo avere un ministro del turismo determinato. Il ministro uscente Lott, si è innamorato di Cortina e l’ha portata a superare ogni ostacolo per quanto riguarda i Mondiali di sci. Era altrettanto convinto che qui si potessero fare le Olimpiadi del 2026. Due Paesi come la Svizzera ed il Canada attirano simpatie, come è noto, a livello internazionale. Noi dovremo recuperare in simpatia ed essere autorevolmente convincenti».
Ma la sfida, prima che in sede Cio, è in ambito italiano. Di Maio pensa a Torino e Salvini a Milano? Troppo semplicistica questa interpretazione, per Zaia. «Mi ostino a pensare che se dovessimo riuscire a presentare un dossier robusto, entro la conclusione della cosiddetta “fase di dialogo”, in settembre, sarà nostra. Ecco perché in questi giorni stiamo individuando una serie di esperti che riescano a rispondere alle cento domande del Cio nel modo più puntuale, dimostrando che noi, con Trento e Bolzano, abbiamo già tutto, non cementificheremo un metro cubo di territorio e che non sprecheremo un euro, perché le uniche risorse che chiederemo saranno quelle per mettere in rete ciò che c’è già».
Molto se non tutto dipenderà anche dalla capacità che Cortina e il Veneto dimostreranno di saper fare con i Mondiali del 2021. E siccome il dado per le Olimpiadi sarà tratto fra un anno e mezzo circa, il sistema non potrà sbagliare una mossa da oggi al settembre 2019 nella preparazione dell’evento del 2021.
«Sono in grado di garantire che non per il 2020, ma per l’avvio della stagione 2020, tutti i nuovi impianti saranno pronti», rassicura Ghedina. «Tutti, ma proprio tutti. Quindi avremo anche modo di sperimentarli nell’inverno 2019/2020. Altro capitolo è quello delle infrastrutture esterne. Ma basta lanciare allarmi inutili. In questo mese scatteranno anche i primi cantieri dell’Anas». Ma oggi, insiste Zaia, c’è solo da essere soddisfatti. E i motivi sono più d’uno. «Primo perché Cortina è stata inserita dal Cio tra le città che hanno formalizzato la manifestazione d’interesse a ospitare le Olimpiadi invernali del 2026. Secondo perché la candidatura è stata presentata entro i termini regolamentari e sarà presa in considerazione dal Cio».
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