«Sempre meno personale piccoli uffici a rischio»

BELLUNO. Rischiano la chiusura gli uffici postali periferici all’interno dei singoli comuni. È questa l’ultima novità di Poste Italiane, chiamata da un lato a fare i conti con un servizio di recapito in perdita e dall’altro con la mancanza di personale da adibire alla sportelleria, vero motore, secondo i sindacati di categoria, della società.
È un futuro fatto di luci e ombre quello che si prefigura per gli uffici postali bellunesi ed è per questo che il segretario della Slp Cisl, Francesco Riva, lancia l’allarme. «Nelle settimane scorse è stato presentato il piano di impresa triennale di Poste, nel quale si annunciano 10 mila assunzioni a livello nazionale nel commerciale. Ma non si parla di personale in arrivo per la sportelleria, l’ambito più in difficoltà, soprattutto in una realtà delicata come quella montana», precisa Riva, che poi spiega: «In Cadore e nell’Agordino stiamo soffrendo tantissimo per la carenza di impiegati: ogni giorno facciamo fatica a garantire l’apertura di questi uffici, che sono perlopiù monoperatori. Basta una malattia o qualche giorno di ferie per generare gravi criticità».
A oggi sono circa 400 i dipendenti in provincia di Poste Italiane spa. La metà di loro sono sportellisti, costretti a dividersi tra 105 uffici, due terzi dei quali sono monoperatore: «Sono troppi e come si capisce, con i numeri che abbiamo, i problemi per la sostituzione del personale in ferie o malattia sono all’ordine del giorno», sottolinea il sindacalista. «Senza considerare che da gennaio sono uscite venti persone per pensionamento e nessuna di loro è stata sostituita. Per le parti alte della provincia, l’azienda aveva promesso nuovo personale da reperire tra i senza lavoro della zona che avevano scritto al sito. Ma non abbiamo ancora visto nessuno. E la situazione si fa sempre più nera».
Preoccupata della situazione anche la Slc Cgil che ha indetto fino al 6 aprile l’astensione dalle prestazioni straordinarie e aggiuntive e ha organizzato uno sciopero per l’intera giornata del 31 marzo. «Nelle piccole realtà ormai i lavoratori non ne possono più. Sono allo stremo», dice Salvatore Affinito.
«La società», evidenzia ancora la Slp Cisl, «viste le gravi perdite nel recapito, ha intenzione di ridurre il personale in questo settore a partire dal prossimo gennaio. Si parla di una decina di dipendenti che andranno in pensione, usciranno volontariamente o semplicemente verranno spostati in altri comparti. A questo si aggiunge anche l’avvio di due linee di recapito: da un lato continuerà la classica consegna di materiale spedito, che però sta diminuendo sempre di più; dall’altro si pensa a una linea più flessibile legata a clienti come Amazon. Resta, però, il fatto che il recapito a giorni alterni sarà diffuso in tutta Italia entro maggio, ad eccezione di Roma, Napoli e Milano dove resterà la consegna quotidiana».
Di fronte a questo quadro, i sindacati annunciano la possibile chiusura di numerosi uffici postali. «L’azienda ha parlato di ridurre gli sportelli periferici all’interno dei comuni», dice Riva. E l’operazione dovrebbe partire prima dell’estate. In provincia, di sportelli che rispondano a questi requisiti ce ne sono molti: si pensi a quello di Castion e Safforze nel capoluogo e le piccole realtà di Fener, Fastro, Arina e Caviola. A questi se ne potrebbero aggiungere almeno altri dieci, sparsi tra destra e sinistra Piave, Longaronese, Zoldano e Feltrino. «Mi auguro di essere smentito e che non ci siano chiusure», auspica Riva, «spero arrivino forze giovani, perché l’età media dei dipendenti è ormai di 57 anni».
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