La neve rallenta l’operazione pulizia sulla Marmolada
Soraruf: «Abbiamo trovato un manto di 80 centimetri». Se il sole non dovesse tornare, slitterà tutto al 2018

ROCCA PIETORE. La neve caduta sulla Marmolada ha impedito che la Provincia di Trento procedesse con la bonifica del ghiacciaio asportando i rifiuti che lo scioglimento dello stesso ha fatto venire alla luce. Non è detto, però, che l’operazione possa essere ripresa nei prossimi giorni. Lo sarà solo a condizione che ritorni il sole e che le temperature si rialzino in modo da azzerare la coltre bianca.
Coltre che ai tremila metri della vetta ha fatto registrare uno spessore di oltre 80 centimetri. «Per alcuni giorni», fa sapere Aurelio Soraruf che conduce il rifugio Castiglioni e la Capanna Punta Penia, «non siamo riusciti a ritornare in vetta. Hanno dovuto rinunciarvi anche alcune guide alpine. Solo mercoledì un collaboratore è risalito alla Capanna e lassù le temperature erano molto basse, sotto zero».
Difficilmente, quindi, la neve, in queste condizioni termiche, si scioglierà in pochi giorni e, di conseguenza, potranno risalire lungo il ghiacciaio gli operatori dei bacini montani per le programmate pulizie.
«Questa che sta per concludersi», conferma il sindaco di Canazei, Silvano Parmesani, «doveva essere la settimana centrale del cantiere di bonifica. Ho sentito Trento e loro sono pronti a rimettersi in moto appena ritorneranno le condizioni di sicurezza. Mi auguro che ciò accada presto, perché altrimenti l’operazione dovrà essere rinviata al 2018».
Il sindaco di Canazei, intanto, mantiene in vigore l’ordinanza che vieta la raccolta di materiali della guerra mondiale; numerosi, infatti, i recuperanti che quotidianamente salivano ai limiti del ghiacciaio per asportare quanto di più interessante intercettavano. L’ultima nevicata sta alimentando l’illusione che il ghiacciaio possa in qualche modo recuperare un poco di quanto ha perso.
« È solo un’illusione, appunto», conviene Soraruf, che una settimana fa ha ospitato al rifugio Castiglioni un importante convegno sullo stato di salute del ghiacciaio, «gli scienziati presenti ci hanno detto infatti che dalla fine del 1800 la Marmolada ha perso il 70 per cento del suo patrimonio di ghiaccio e che dal 2004 c’è stato un dimezzamento dello stesso».
Per cui? La “regina delle Dolomiti” è priva di speranza?
«Il glaciologo Claudio Smiraglia ci ha prospettato una previsione davvero infausta. Tra 15 o 20 anni la Marmolada sarà solo roccia» .
E, a questo punto, Soraruf avanza un’idea singolare: quella di raccogliere delle “carote” di ghiaccio per conservarle come icona di questo “tesoro”, che un domani, appunto, non ci sarà più. Ecco, dunque, quel possibile museo all’aperto di cui hanno avuto l’intuizione il sindaco di Canazei Parmesani e Luigi Casanova del movimento Mountain Wilderness.
«Al convegno si è parlato anche di altre ipotesi per mettere in sicurezza il ghiacciaio, ma», conclude Soraruf, «sono tutte avveniristiche. E comunque costose, quindi improponibili. Come quella di fabbricare il ghiaccio pompando acqua dai piedi della montagna».
Francesco Dal Mas
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