Carenzoni, prima delle ferie arriva il conto

Quattro componenti del direttivo risarciranno il mancato introito per la vendita dell’ex farmacia
FELTRE. A giorni, cioè prima delle ferie agostane, agli esponenti del direttivo Carenzoni sarà fatta recapitare dalla Corte dei Conti la sentenza dell’apertura del procedimento nei loro confronti, per aver creato un danno erariale ai danni dell’Ipab dovuto alla vendita al ribasso, in trattativa privata, della palazzina ex farmacia Ricci.


«Dall’ultimo incontro con la funzionaria della Corte dei Conti per questa situazione incresciosa che obbliga quattro componenti del direttivo a pagare, ciascuno per la propria quota, la differenza», spiega il presidente Renato Beino, reduce da Venezia, «è venuto fuori che saranno valutate le attenuanti del caso, cioè la buona fede con cui è stata condotta l’operazione di vendita. Ma purtroppo il proscioglimento non è possibile. Quello che forse potremo ottenere è di pagare la metà rispetto a quanto ci era stato anticipato qualche mese fa. Significa che ognuno di noi, che siamo in quattro, dovremo tirare fuori qualche migliaio di euro a testa. La quantificazione la vedremo adesso, quando ci sarà recapitata la determinazione e comunicata la data dell’udienza prevista, indicativamente, per la fine di quest’anno».


Oltre al presidente Beino, sono chiamati in causa per la corresponsione in solido, Giuseppe Fontanive, Francesco Gobbo e il revisore dei conti Carlo Franzoia. Restano fuori Dolores Bortolas e Giorgio Tono che avevano votato contro la delibera di vendita in trattativa privata. Non sono chiamati a rispondere del debito gli eredi di Narciso Masocco e Gerardo De Bortoli, preparatissimo tecnico del consiglio direttivo, si è spento a soli 57 anni proprio il giorno in cui i colleghi del Carenzoni erano negli uffici della Corte dei Conti e lo attendevano. Nel 2015, quando il presidente era Narciso Masocco che è morto prematuramente due anni fa, il Carenzoni aveva dovuto svendere in trattativa privata a circa centomila euro in meno rispetto alla stima iniziale, la palazzina ex farmacia Ricci per poter rientrare dei debiti contratti con la ditta Mubre (che ha ristrutturato Casa Coletti), prima che la vertenza per il recupero del dovuto facesse lievitare ulteriormente i conti.


Su questa operazione, un anno fa, ha messo il naso la Corte dei Conti che ha chiesto conto e ragione della vendita al ribasso all’attuale presidente Renato Beino.


A nulla sono valse spiegazioni e controdeduzioni da parte del direttivo feltrino Carenzoni, se non per escludere che vi fosse stato un utilizzo improprio della differenza fra 390 mila euro dell’asta pubblica andata deserta due volte, e 260 mila euro della trattativa privata.


«All’ultimo incontro prima della comunicazione che ci arriverà a giorni, la funzionaria ci ha spiegato che dalla data di recapito avremo venti giorni per decidere il da farsi, se il ricorso o il rito abbreviato. Credo non ci convenga affidarci a legali per andare avanti anni e non risolvere niente. Quella del rito abbreviato che forse ci permetterà di ridurre ancora la quota, sembra essere la soluzione più ragionevole».


Laura Milano


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