L'odissea di un paziente in cura per l'osteomielite

Arrivato al Putti dal centro Italia operato il 19 aprile a Cortina e dal 29 a Belluno. «La mia terapia è stata interrotta»

CORTINA. «Con la terapia che mi avevano prospettato a Cortina, forse potevo guarire. Ora invece non so cosa succederà. Quello che mi fa arrabbiare è che si è giocato con la salute dei pazienti». Il signor Mario (nome di fantasia per tutelarne la privacy), 71 anni, è uno di quei 12 pazienti che il 29 aprile scorso è stato trasferito dal Putti di Cortina dove era ricoverato: lui insieme ad altri due è arrivato al San Martino di Belluno nell’unità operativa di Malattie infettive.

Mario ci incontra insieme alla moglie in ospedale: da quasi un mese hanno lasciato la loro casa in una regione del centro Italia per seguire la speranza di guarigione. I loro volti oltre che stanchi sono tesi. La preoccupazione è molta, così come l’incertezza. Ma anche il rammarico per come sono andate le cose.

Signor Mario come è arrivato al Codivilla di Cortina? Qual è il suo problema?

«Cinque anni fa ho subito un intervento di protesi d’anca. Tutto è andato bene, finché qualche mese fa mi sono accorto di avere una tumefazione al gluteo. Mi sono rivolto al mio medico di famiglia e dagli accertamenti prescritti è emersa la presenza di una sacca di pus sotto la protesi. Siamo quindi andati da un ortopedico di Milano specializzato nella revisione di protesi che ci ha indirizzato al Codivilla».

Quando è stato visitato a Cortina?

«Il 27 marzo scorso c’è stata la visita, al termine della quale il medico ci ha detto che presto saremo stati chiamati per l’intervento. E così il 18 aprile mi hanno ricoverato».

Sapeva che l’ospedale stava per chiudere? Qualcuno ve l’ha detto a Cortina visto che a fine marzo la Regione aveva stabilito la fine della sperimentazione?

«Quando sono entrato per l’intervento nessuno ci ha detto che di lì a pochi giorni l’ospedale sarebbe stato chiuso. Noi veniamo da fuori regione e non sapevamo nulla della vicenda del Codivilla. Prima dell’operazione il medico mi dice che sarò sottoposto a una pulizia chirurgica dell’anca, a dei lavaggi e a un ciclo di 18 infiltrazioni locali. Il tutto richiederà un mese di ricovero».

Quindi senza dire che di lì a 10 giorni il Putti sarebbe chiuso, l’hanno operata lo stesso?

«Mi hanno operato il 19 aprile e il 25 sono iniziate le infiltrazioni. In quei giorni veniamo a sapere ciò che sta succedendo e chiediamo informazioni, ma ci dicono che c’è la possibilità che l’attività venga prorogata. Poi il 28 aprile il primario Centofanti, che ho visto quel giorno per la prima volta, mi visita riscontrando ancora la tumefazione al gluteo. E dopo una pulizia mi inseriscono un drenaggio. Gli chiediamo della chiusura, ma ci rassicura dicendo che lui i suoi pazienti non li dimette. E noi ci abbiamo creduto».

Quando avete saputo che l’ospedale chiudeva?

«Il 29 aprile (ultimo giorno di attività, ndr) il direttore sanitario Brusegan arriva in stanza e dice che sono stati tutti licenziati e in giornata ci manderanno a Belluno».

Lei come ha reagito?

«Mi sono a dir poco arrabbiato. Ho inveito contro il direttore sanitario, ho detto che non erano stati corretti perché se ci avessero avvisato prima non saremmo neanche venuti a Cortina. Mi sono sentito trattato come un numero, non come un malato. Com’è possibile prospettare una cura di 18 infiltrazioni e interromperla alla quarta? Forse potevo guarire se avessi fatto l’intera terapia. E così nel pomeriggio mi hanno caricato in ambulanza e portato a Belluno».

E qui a Belluno hanno continuato a farle le infiltrazioni?

«No, a parte una terapia antibiotica mi hanno detto che non possono fare le infiltrazioni. Nemmeno un ortopedico che mi visita spesso e che ha lavorato per 14 anni al Codivilla può farmi quella terapia. Mi hanno fatto dei drenaggi e mi hanno detto che martedì mi dimetteranno e mi hanno consigliato di contattare un infettivologo di Pisa, non appena tornato a casa. E se non guarisco? Mi hanno prospettato un intervento molto doloroso per riuscire a togliere la protesi, trovare la causa dell’infezione e poi rimettermi in piedi. Forse con la terapia iniziata a Cortina sarei potuto guarire. Ma non lo so».

In questi giorni qualcuno dal Codivilla l’ha chiamato per dirle di tornare per farsi curare, visto che sono aperti gli ambulatori?

«No, non abbiamo ricevuto nessuna telefonata».

Un giudizio sul Putti?

«Il Putti era una struttura fatiscente, non si mangiava bene e il personale non era sempre gentile. A Belluno invece mi trovo bene».

Visto come sono andate le cose, si è sentito tradito nella sua speranza di guarigione?

«Sono stati scorretti a farci venire a Cortina sapendo che chiudeva. Non si gioca con la salute e la speranza delle persone. Abbiamo, però, segnalato il fatto all’Usl. Quando sarò dimesso farò un viaggio di centinaia di chilometri per tornare a casa senza la garanzia di guarire. Come pensa ci sentiamo io e mia moglie...?».

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