La montagna ha perso 547 negozi in otto anni

Emorragia infinita, saldo negativo di 73 attività nei primi nove mesi del 2016 Ascom preoccupata: «In Veneto cresce l’occupazione, ma da noi è in calo»
Di Martina Reolon

BELLUNO. Troppa burocrazia ed eccessiva tassazione uccidono il commercio e il desiderio di intraprendere. E le imprese sono costrette a chiudere. Con un impatto negativo non solo sul tessuto economico, ma anche su quello sociale, soprattutto se si considerano le cessazioni di attività dei piccoli negozi di vicinato o di montagna. Confcommercio Belluno non nasconde la propria preoccupazione. Che cresce guardando i dati sulla demografia d’impresa, aggiornati al terzo trimestre 2016, forniti dalla Camera di commercio di Belluno e Treviso. Dal 2008 al 30 settembre dello scorso anno la provincia ha perso 547 attività.

Dati allarmanti. Le localizzazioni attive in provincia erano 1.170 per l’ingrosso e 2.977 per il dettaglio, considerando sia le unità locali (ossia le “vetrine” vere e proprie) che le sedi d’impresa (le realtà che hanno sede legale in provincia). Ma a preoccupare è un altro dato: «Nei primi nove mesi di quest’anno, il saldo natalità-mortalità - ossia tra le unità locali di commercio al dettaglio che hanno aperto e quelle che hanno chiuso - è negativo: -73. E non prevediamo che, per l’ultimo trimestre , ci arriveranno numeri che indicano un segnale di miglioramento», sottolinea Luca Dal Poz, direttore di Confcommercio. «Questa tendenza si riscontra da anni: nel 2008 il saldo era di -70; -22 nel 2009; -39 nel 2010; -73 nel 2011; -36 nel 2012; -99 nel 2013; -70 nel 2014 e -65 nel 2015». Per l’ingrosso non sono disponibili i dati 2016, ma il segno è senz’altro negativo.

Occupazione a picco. Il tutto si riflette sull’occupazione del settore commercio: «L’indice nel primo trimestre di quest’anno era del -1,1%, -0,2% nel secondo e -1% nel terzo trimestre», fa presente Dal Poz. «A livello veneto è invece accaduto il contrario: l’occupazione ha avuto una crescita dell’1,6% nel terzo trimestre dello scorso anno».

La crisi dei piccoli negozi. «In provincia il trend negativo si riscontra soprattutto nelle micro-imprese», aggiunge. «Più del 50% delle aziende ha una vita media inferiore ai 5 anni». I piccoli negozi periferici sono sempre più in sofferenza. La concorrenza della grande distribuzione aumenta, le spese manco a dirlo e la montagna non può che arrancare. Quello del commercio è il settore che patisce i fallimenti più alti: 5 le procedure in provincia registrate nei primi nove mesi del 2016, a cui se ne aggiungono 28 di scioglimento e liquidazione.

La ricetta di Doglioni. Il presidente di Confcommercio Belluno, Paolo Doglioni, non si stufa di ripetere ciò che continua a dire già da anni: «Ormai è un “mantra”. Purtroppo non siamo però ascoltati», mette in risalto. «Da un lato dobbiamo ricordare che il commercio nelle zone periferiche e “alte” della nostra provincia non è un’operazione soltanto commerciale, ma anche sociale. Nel momento in cui queste piccole attività vengono a mancare, si depaupera l’intero ambiente. E, in un territorio con un indice di invecchiamento elevato, si vanno a creare gravi disservizi. Ma anche quando parlo di questo mi sembra di essere una “voce clamante nel deserto”. Non possiamo pensare che le realtà commerciali vadano avanti senza strumenti: prima di tutto serve una detassazione».

Doglioni parla poi di un altro argomento a lui caro: i centri storici. «Se vogliamo che il commercio vada avanti, così come il piccolo artigianato, bisogna che la gente, in questi centri, torni a vivere», fa notare. «Ed è per questo che le amministrazioni devono fare delle scelte, puntando sulle defiscalizzazioni. Sono tutti aspetti di una banalità unica: basta solo metterli in campo». «La burocrazia e i controlli opprimono chi vuole aprire un’attività», dice ancora, «ma una città non vive senza negozi. E non parlo solo delle attività mercantili pure e semplici, ma anche dei prestatori di servizio in generale e dei giovani artigiani. Chi gestisce politicamente e burocraticamente il territorio deve prendere dei provvedimenti».

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