Una sfida contro lo spopolamento

VIGO DI CADORE. Da una settimana Vigo di Cadore ha un nuovo sindaco. Uno dei problemi più pressanti che Mauro Da Rin Bettina si trova ad affrontare, è il calo demografico del suo comune, che in questi anni ha raggiunto un livello preoccupante, specie per il mantenimento dei servizi scolastici dei quali Vigo va fiera. Negli ultimi 15 anni solo nel 2004 (18) e nel 2012(16), le nascite hanno superato il numero minimo per far partire una prima classe di scuola dell’infanzia o primaria. Solo grazie alla collaborazione tra i Comuni di Lorenzago, Vigo e Lozzo è stato possibile superare il problema. Ma qual’è stato l’andamento demografico degli ultimi anni?
È interessante vedere che il calo di abitanti è costante dalla fine del secolo scorso. Infatti al 31 dicembre del 1999, gli abitanti erano 1.650, mentre già all’inizio del 2016, si erano ridotti a 1440. I motivi sono stati vari: dalla diminuzione della natalità, alla maggiore mortalità, al trasferimento di alcune famiglia causato dalla perdita di posti di lavoro. Dati compensati, ma non a sufficienza, dall’arrivo di alcune famiglie dai paesi limitrofi. Anche il numero di componenti per famiglia è passato dal 2.50% del 2001, al 2,23% del 2015: una famiglia su 2 ha perso un componente.
Interessante la variazione della struttura della popolazione dal 2002 a oggi: nel 2002, le persone tra 0 e 14 anni erano il 12%, mentre quelli di età 16-64 anni erano il 67,7% e i cittadini oltre i 65 anni rappresentavano il 20,3%. Ben differente la situazione attuale: i cittadini sotto i 14 anni sono l’11, 3%, quelli della fascia 15-64 anni sono il 60,1% e gli oltre 65 sono il 28,6%. Ciò vuol dire che la popolazione è invecchiata dell’ 8,3%. Cosa succederà nei prossimi anni? Da una proiezione - studio effettuata dall’Istat nell’ambito delle previsioni delle esigenze scolastiche per i il prossimo decennio, nell’ipotesi che si conservi la situazione occupazionale e delle nascite attuali, nel 2026 Vigo avrebbe 1300 abitanti, dei quali il 10,67 % avrebbe una età inferiore ai 14 anni, il 52,39% tra i 15 e i 65 anni, mentre i cosiddetti anziani sarebbero il 36,94%, portando ad un invecchiamento della popolazione dell’8,33%. Sono dati sui quali riflettere, specialmente quando si parla di fusione dei comuni, di accoglienza degli immigrati richiedenti asilo e di cosa fare delle troppe case vuote, lasciate libere dagli emigranti definitivamente all’estero o della morte degli anziani senza parenti in paese.(v.d.)
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