Don Diego, l’allarme «Troppe case vuote»
PIEVE DI CADORE. «Troppe case disabitate a Pieve di Cadore»: lo scrive monsignor Diego Soravia sull'ultimo numero di "Sentieri", bollettino delle parrocchie di Santa Maria di Pieve e San Tomaso di Pozzale. L’arcidiacono, durante le visite per la tradizionale benedizione alle famiglie subito dopo Pasqua, ha fatto quello che è a tutti gli effetti un sondaggio, anche se solo per sommi capi. «Tornando il canonica, dopo aver incontrato le famiglie», scrive dunque l’arcidiacono, «mi veniva spontaneo fare un ragionamento tra me e me sulle case e le famiglie incontrate. Spesso restavo impressionato dalle tante abitazioni chiuse, dai numerosi cartelli "affittasi" o "vendesi". Cartelli che mostravano il tempo trascorso da quando erano stati collocati in bella vista. Parlando di ciò con i parrocchiani, m'è stato detto che tale situazione ha una causa precisa: i prezzi di vendita o di affitto risalgono agli anni d'oro dell'economia. Oggi siamo in piena crisi occupazionale, mancano i posti di lavoro, non ci si sposa più e non ci sono figli. Mantenendo i prezzi alti, quelli di qualche decennio fa, le famiglie non sono incoraggiate a comperare o ad affittare, si preferisce tenere chiusa l'abitazione in attesa di tempi migliori. Sarà così?», si chiede monsignor Soravia, «O ci saranno anche altre cause? Sta di fatto che assistiamo alla chiusura di negozi e di servizi, siamo sempre meno nelle terre alte. Intanto le case disabitate subiscono il degrado e l'abbandono. Non sarà questa mia riflessione che cambierà la situazione, nessuno ha la bacchetta magica per risolvere dall'oggi al domani il problema. Vale la pena però di riflettere con coraggio e competenza sulla situazione che richiede interventi legislativi capaci d'incentivare il vivere in montagna, ma anche la saggezza della gente di montagna che sa come risolvere i propri problemi con determinazione e con un pizzico di fantasia». «Una riflessione in questo senso dovrebbero farla in primo luogo i cittadini di Pieve», afferma il sindaco Maria Antonia Ciotti, «quando privilegiano le spese nei negozi della "bassa", invece che usufruire dei servizi esistenti in Cadore. Questo atteggiamento, non sempre giustificato dal differente livello dei prezzi, spesso è a tutto svantaggio dei negozi cadorini, ed automaticamente provoca l' impoverimento del tessuto economico locale». (v.d.)
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