Una donna contesa e l’ex carabiniere calunnia il poliziotto
BELLUNO. L’ex carabiniere calunnia l’ex poliziotto. C’è di mezzo una donna. Il pensionato di origine trevigiana V.R., una vita nell’Arma, si è messo nei guai per una lettera anonima indirizzata al procuratore della Repubblica, a proposito di una donna di origine ucraina. Nella sua denuncia, ha incolpato un uomo di una ventina d’anni più giovane di aver preteso e anche ottenuto delle prestazioni sessuali, come lasciapassare per il permesso di soggiorno del figlio della stranera. Per avere questi favori, avrebbe ridotto la donna in una condizione psicologica tale da non potersi tirare indietro, allo stesso tempo le avrebbe garantito di poterci mettere una buona parola con i competenti uffici della questura, grazie ai suoi trascorsi nella Polizia di Stato. Siccome conosceva i suoi colleghi, era in grado di garantire il buon successo della pratica.
La missiva senza intestatario caduta nella buchetta delle lettere della procura della Repubblica ha messo in moto le indagini preliminari, che hanno permesso agli inquirenti di stabilire che l’ex poliziotto non si era comportato in quella maniera: non aveva preteso niente di erotico in cambio dell’intercessione per il permesso di rimanere in Italia e, dunque, era stato incolpato falsamente. È esattamente l’ipotesi di reato di calunnia. Le indagini hanno permesso anche di appurare la molla della lettera anonima: la gelosia, insomma quelli che si chiamavo futili motivi. L’ex militare temeva di perdere l’affetto e la compagnia di questa bella donna, che probabilmente provava qualcosa di più per un uomo con diversi anni in meno e a sua volta con una divisa nell’armadio e, secondo la procura, ha architettato questo metodo, che però ha finito per diventare un boomerang. Voleva denunciare ed è stato denunciato.
La lettera è datata 14 novembre 2014 e costa una richiesta di rinvio a giudizio. Rimane da fissare la data dell’udienza preliminare, nella quale il gup di turno dovrà decidere se mandare a processo l’uomo per un reato che prevede una pena da due a sei anni di reclusione. Nel frattempo, l’indagato ha ricevuto l’avviso di fine indagini e ha dovuto attrezzarsi con un avvocato di fiducia, per potersi difendere.
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